ANNO 16 n° 275
Parroncini incalza sulla Regione. Grattarola punta sulla questione precari
Gli esponenti del Pd commentano le dimissioni di Camilli
15/06/2011 - 15:37

''Solo una persona senza preconcetti può accorgersi di cose che gli altri fanno finta di non vedere e dire in faccia ai propri alleati che se ne va perché di sente umiliato. Purtroppo temo che neanche le dimissioni del presidente del consiglio provinciale di Viterbo, Piero Camilli, riusciranno ad aprire gli occhi a questo centrodestra''. Il consigliere regionale del Pd Giuseppe Parroncini interviene dopo l'abbondono dell'incarico di presidente del consiglio da parte di Camilli.

''Ha ragione quando dice di sentirsi umiliato da una Regione che chiude ospedali e scuole, aumenta le tariffe dei rifiuti e – cito testualmente – 'non rinuncia agli inutili viaggi di assessori miracolati con tanto di autista al seguito'. Ha ragione perché interpreta perfettamente il sentire comune dei cittadini del Lazio''.

''Da persona in grado di vedere e ragionare, Camilli se n’è accorto e ha toccato tutti i nervi scoperti, compresa la questione dei precari, non solo della Provincia, che non hanno alcun interlocutore per risolvere i loro gravi problemi. Sono questioni politiche rilevanti, ognuna delle quali denunciata da tempo, che hanno danneggiato la Tuscia, su cui però nessuno è stato in grado di dare risposte''.

''Qualcuno recentemente ha detto di non aver bisogno del mio input per tutelare il territorio - conclude Parroncini -. Adesso che l’input è arrivato da un loro vicino di banco forse saranno più contenti.

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Riportiamo l'intervento del capogruppo del Pd in Provincia, Federico Grattarola:

Caro presidente Meroi, non ho alcun problema a dichiarare pubblicamente per l’ennesima volta che il percorso intrapreso per risolvere la questione precari rappresenta e ha rappresentato la sintesi di un lavoro portato avanti trasversalmente e condiviso da tutti.

Aggiungo, e di questo ci si deve dare atto, che negli ultimi tempi ci siamo spesi per dare oggettività alla procedura intrapresa insistendo sulla necessità che Il trattamento riservato ai lavoratori fosse oggettivamente uguale per tutti per dare il senso di una soluzione scientificamente solida e non frutto di negoziazioni politiche.

Quello che mi lasciava dubbioso e che tutt’ora mi rende perplesso è il numero dei precari che sono rimasti fuori perché ritengo che anche soltanto il recupero di un lavoratore precario in più rappresenterebbe un successo per la Politica in quanto tale, quella politica alta e altra che si fa carico dei problemi reali e si fa portatrice di speranza a chi ormai, per oggettive e contingenti difficoltà, di speranza ne ha più ben poca.

Per quanto attiene alle assunzioni fatte alcuni giorni prima delle elezioni del 28 marzo 2010 non posso che stigmatizzare tali operazioni, per giunta, ti assicuro, fatte a mia insaputa, come ho condannato senza appello operazioni ambigue fatte a cavallo del primo e secondo turno di ballottaggio nel 2005.

Questo però non ci esime, come politici e amministratori, dall’assumere un atteggiamento di comprensione verso i “beneficiari” di quelle operazioni perché, prima ancora che elettori di centrodestra o centrosinistra, questi, spesso giovani, sono persone che vogliono poter guardare al futuro con un sorriso in più e una paura in meno.

Questo è il mio convincimento e per questo ritornerò sulla questione per verificare insieme la possibilità di estendere il numero dei lavoratori precari da far rientrare in servizio nei modi e nei tempi da stabilire e condividere. Ricordo che tempo fa su tale questione il presidente ha mostrato attenzione e disponibilità e questo di per se già è un fatto importante. Bisogna però cominciare a concretizzare.

 

 

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