ANNO 16 n° 276
Paolo, viterbese di Cina: ''Così porto il fast food orientale in città''
Dopo un'esperienza in Asia è tornato a casa per aprire un locale particolare
06/03/2013 - 04:00

VITERBO - Maledetta globalizzazione. Che tutto frulla e cambia persino i pochi punti di riferimento che ci erano rimasti. Sentite questa: Paolo Valleriani ha 32 anni, è viterbese come un sampietrino di piazza del Comune eppure ha appena aperto un fast food cinese. A Viterbo. E sembra funzionare. Orientalissimo il cibo, italianissimo il nome: Quattro salti in Cina (per non fare pubblicità, si trova in via Cardarelli).

Valleriani, andiamo con ordine.

''L’idea mi è venuta durante i due anni che ho vissuto in Cina, a Shijiazhuang''.

Dove, scusi?

''La città a trecento chilometri da Pechino in cui ho lavorato. Insegnavo italiano in un’università privata''.

Dalla cattedra ai fornelli.

''Già. Vede, la Cina è la patria dello street food, il cibo da strada: ogni cento metri c’è una bancarella che vende roba da mangiare''.

Che tipo di cibo?

''Per esempio l’hamburger cinese, un panino con carne di maiale, dou fu (il formaggio di soia, ndr) e condimenti vari. Lo faccio anche io nel mio locale''.

Che adotta la formula del take away, prendi e porta a casa.

''Un sistema semplice, veloce, comodo, economico. E con pietanze naturali e anche salutari, basate su ingredienti tradizionali della cucina della Cina settentrionale''.

Anche in Cina ci sono diverse tradizioni gastronomiche, come da noi?

''Certo. Per esempio altri ristoranti cinesi di Viterbo invece propongono la cucina di altre zone, del centro sud: la differenza è paragonabile a quella tra le specialità lombarde e quelle calabresi''.

E’ stato facile aprire il locale?

''Quanto lo può essere in Italia, cioè poco: burocrazia, tempi lunghi, c’è voluta tanta pazienza…''

Avrebbe fatto prima ad aprire in Cina.

''E infatti l’alternativa era proprio fare una pizzeria lì. Ero indeciso fino all’ultimo, alla fine ho optato per il ritorno a casa''.

Portandosi anche sua moglie.

''E’ cinese, l’ho conosciuta quando studiava a Perugia. Come si chiama? In italiano Serena. Ora è in Cina, per la festa di primavera''.

I viterbesi dimostrano di apprezzare il suo fast food?

''Pare proprio di sì. Io cerco di spiegare i vari piatti, i tipi di cottura, e per essere aperto da poco devo dire che le cose stanno andando bene. Facciamo anche consegne a domicilio''.

E la concorrenza cinese come l’ha presa?

''Nessun problema. I ristoratori cinesi di Viterbo li conoscevo già da prima, e uno di loro mi è anche venuto a trovare, incoraggiandomi''.

Finalmente ecco cosa copiare da cinesi: la mancanza d’invidia.

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