ANNO 16 n° 275
Bar, supermarket e centri massaggi, la fase due dell'invasione cinese
05/03/2013 - 04:00

VITERBO - Questione di sfumature: dal gialloblu d’antica memoria Viterbo sta cambiando colore gradualmente, ma inesorabilmente. Perché c’è sempre più giallo e il blu ormai si ritrova soltanto sulle facce livide dei cittadini incacchiati. Giallo come cinese, visto che in questo momento di crisi gli imprenditori e i commercianti orientali sembrano gli unici in grado di investire euri, aprendo nuovi negozi, rilevando la proprietà di altri, garantendo posti di lavoro (spesso però esclusivamente per i connazionali) e cominciando a fare sul serio anche sul mercato immobiliare, fino a poco tempo fa orgoglioso feudo della borghesia viterbese.

In principio furono i ristoranti. Tre, nel periodo di massimo splendore, oggi ridotti a due. Cucina a buon mercato, adattata al palato degli italiani (che in fatto di cibo hanno le loro fisse), servizio rapido e consegna a domicilio. Insomma, una cena dal cinese era vista come un piacevole diversivo al posto della solita pizza. Poi arrivarono i negozi di chincaglieria: prima piccoli piccoli, poi sempre più grandi e riempiti di ogni tipo di merce. Abbigliamento, elettronica, giocattoli: tutto di qualità molto dubbia ma a prezzi imbattibili. Ce sono una dozzina, in città, soprattutto in centro ma anche nella prima periferia: fanno orari flessibili (eufemismo: praticamente sono sempre aperti) e la loro clientela è trasversale, dalle massaie agli anziani passando per i giovani in cerca di curiosità.

Ma nelle ultime settimane il raggio d’adozione degli immigrati orientali si è allargato ulteriormente verso confini finora inesplorati. Ha destato sensazione l’acquisto recente proprio da parte di un imprenditore cinese di uno storico bar di Viterbo (il Bagaglino in via Garibaldi), ma dopo lo stupore iniziale, i viterbesi sembrano cominciare ad abituarsi al caffè con gli occhi a mandorla. Non è finita qui. A breve, in zona via Belluno, dovrebbe aprire anche un grande negozio a gestione orientale: niente alimentari, ma prodotti per la casa, abbigliamento, forse giocattoli. Si tratterebbe del primo supermercato cinese di queste parti, sulla falsariga di analoghe iniziative già operative in città del nord, da Ferrara a Bologna passando per Milano.

Le novità non finiscono qui. Altri operatori cinesi sono in trattativa per rilevare un edificio commerciale storico del panorama viterbese, un vero e proprio simbolo degli albori della grande distribuzione nel capoluogo oggi però in disuso. L’affare è top secret, e potrebbe concludersi entro la fine di questo mese. Come se non bastasse, da qualche settimana ha fatto capolino in città anche il primo centro benessere gestito da orientali: massaggi di vari tipi e terapie di relax disponibili per tutto il giorno. Una realtà già molto diffusa nelle grandi città e al centro in passato anche di inchieste e attività poco chiare.

Ma attenzione, perché Viterbo si sta “cinesizzando” a doppio senso. Tra tante nuove imprese con gli occhi a mandorla, infatti, ce n’è una particolare. Un fast food cinese in tutto e per tutto, ma gestito da Paolo, 30enne viterbese che in Cina ha vissuto e lavorato (insegnando italiano) e che, tornato a casa, ha deciso di buttarsi nella ristorazione. Rigorosamente con le bacchette in mano. Per una volta, un italiano che copia – bene – e i maestri dell’imitazione.

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