

FABRICA DI ROMA - “Abbiamo litigato, ci siamo presi a pugni”. Con queste parole Dumitriel Daniel Ene, il 30enne di origine romena accusato della morte del cognato Crisan Valentin Ionut, ha ammesso durante l’interrogatorio di aver partecipato alla violenta colluttazione avvenuta sabato sera in un’abitazione del centro storico del paese.

L’uomo, già noto alle forze dell’ordine per reati legati a stalking e atti persecutori, era sottoposto alla misura cautelare del braccialetto elettronico, dopo un provvedimento di allontanamento dalla compagna – sorella della vittima – con cui aveva però ricominciato a convivere. La coppia ha anche un figlio di nove mesi.
Secondo le prime ricostruzioni, la lite è scoppiata durante una riunione familiare, alla presenza delle sorelle e del padre di Crisan. Alla base dello scontro – degenerato in pochi minuti – ci sarebbero state offese e umiliazioni rivolte a Ene per la sua instabilità lavorativa e personale. Il clima teso si sarebbe presto trasformato in una rissa violenta a base di pugni, calci e colpi con oggetti contundenti, come testimoniano i numerosi frammenti di vetro trovati nella casa.
Ferito ma cosciente, Crisan ha tentato di chiedere aiuto, ma durante il trasporto verso l’ospedale di Civita Castellana, si è accasciato in via Roma ed è morto poco dopo, nonostante l’arrivo tempestivo dei soccorsi del 118. Anche Ene ha riportato ferite al volto e alle mani, per le quali è stato medicato in pronto soccorso.
Il pubblico ministero Paola Conti della Procura di Viterbo ha disposto l’autopsia, prevista nelle prossime ore, per chiarire le cause effettive del decesso, dal momento che l’esame esterno non ha evidenziato lesioni gravi visibili compatibili con una morte immediata.
Nel frattempo, i carabinieri continuano le indagini, ascoltando tutti i testimoni presenti e analizzando le tracce di sangue, gli oggetti sequestrati e i veicoli coinvolti. L’udienza di convalida dell’arresto è attesa tra martedì e mercoledì, e la Procura dovrebbe chiedere la custodia cautelare in carcere.
In paese si respira un clima di forte sconcerto. “Conoscevo bene entrambi – racconta un residente – ma per motivi opposti. Crisan era una persona tranquilla, benvoluta. Ene invece era percepito come instabile, spesso lo si sentiva urlare. Ma nessuno si sarebbe mai aspettato una tragedia del genere”.