ANNO 16 n° 275
Oggi si scioglie
il consiglio comunale
il centrodestra ci riprova col piano rischi
10/04/2013 - 04:00

VITERBO – Scocca oggi l’ora dello sciogliete le righe per il consiglio comunale di Viterbo. Si chiude così una delle legislature più travagliate degli ultimi 20 anni, da quando cioè è stata introdotto l’elezione diretta del sindaco. Giulio Marini ha dovuto operare sei rimpasti di giunta, minacciare e presentare dimissioni per tenere insieme la maggioranza di centrodestra in perenne metamorfosi.

Il gruppone consiliare del Pdl si è frantumato in più parti, creando un terreno limaccioso, cosparso di trappole e sabbie mobili. Nel partito di maggioranza relativa e nei suoi derivati si è insinuato un correntismo esasperato, si sono scatenati appetiti famelici, cordate inverosimili. Una situazione compendiata appieno dall’affermazione fatta l’autunno scorso, nel pieno dell’ennesima crisi, da uno sconsolato consigliere: ''Ci vorrebbe una giunta di 25 assessori e una decina di presidenze da assegnare per accontentare tutti''.

Se la vita della consiliatura è stata travagliata, la fine s’annuncia addirittura catastrofica . Le ultime tre sedute di consiglio sono andate deserte e anche quella in programma oggi pomeriggio è a rischio. L’oggetto del contendere sarà ancora una volta l’approvazione del piano rischi dell’aeroporto che non c’è.

Un argomento che il sindaco Marini e la sua giunta vogliono con ostinazione approvare. E le hanno tentate di tutte pur di riuscirci. L’altro giorno, capito che per la terza volta il punto all’ordine del giorno sul piano rischi sarebbe saltato, sono stati gli stessi consiglieri del centrodestra ad uscire dall’aula per far mancare il numero legale. Speravano, non conoscendo il regolamento dell’assemblea, di poterlo discutere e approvare oggi, in seconda convocazione, cioè con soli 14 voti anziché i 21 previsti in priva convocazione. Ma si sbagliavano: un argomento la cui discussione è iniziata in prima convocazione non può che proseguire nello stesso modo. Quindi serviranno comunque 21 voti. Ed è assai difficile che ci siano. Oltre alle opposizioni, infatti, potrebbero votare no, o uscire dall’aula anche il presidente del consiglio Giancarlo Gabbianelli e minimo un altro paio di esponenti della maggioranza.

L’altro ieri, il vice capogruppo Pd Alvaro Ricci ha di nuovo attaccato a testa bassa il provvedimento. ''Vogliamo vedere le carte che dimostrano l’apertura al traffico civile della pista militare – ha detto -, non possiamo porre un vincolo così pesante su un’area di circa 10 ettari, sulla quale è prevista la realizzazione di un centro termale (Itet, ndr). Vincolo che obbligherebbe a spostare altrove circa 60mila metri cubi di lottizzazione''.

Insomma, la consiliatura rischia seriamente di chiudersi con il quarto flop consecutivo.

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