ANNO 16 n° 295
Nei paesi della Tuscia senza banca resta il bar, ma i suoi servizi traslocano sullo smartphone
22/10/2026 - 17:13

VITERBO - A Calcata, Celleno, Proceno e Onano uno sportello bancario non c'è più, e per un versamento o un prelievo si prende la macchina verso il comune vicino. L'elenco è lungo. Secondo il 16° report dell'Osservatorio sulla desertificazione bancaria di First Cisl, con dati aggiornati al 30 giugno 2026, nel Viterbese circa il 36% dei comuni è rimasto senza filiali. In molti di questi paesi la serranda che resta alzata più a lungo, la mattina presto come la sera, è quella del bar.

Negli anni il bancone ha assorbito funzioni che non erano sue. Oltre al caffè e al quotidiano, lì si ricaricava il telefono, si compravano le sigarette e le marche da bollo, si pagava qualche bolletta, si lasciava un pacco per il vicino. In paesi dove, come ha scritto la Fisascat Cisl di Viterbo, «trovare un'edicola, ad esempio, è diventata un'impresa», il bar è diventato una specie di ufficio aperto dall'alba a sera.

Quel ruolo, però, si sta svuotando un pezzo alla volta. La ricarica del cellulare si fa dall'app dell'operatore telefonico, in pochi secondi e senza muoversi. Il giornale si sfoglia in digitale, le bollette si pagano dall'home banking che ha preso il posto della filiale chiusa, e i pacchi finiscono negli armadietti automatici dei centri più grandi. Per chi abita nei borghi della Tuscia lo smartphone è diventato il primo sportello, la prima edicola e la prima ricevitoria.

La stessa strada l'ha presa la macchinetta che lampeggiava in fondo alla sala. Per una generazione di clienti la slot del bar aveva un soprannome preciso, «la gallina»: è Fowl Play Gold, sviluppata dalla romana Capecod, che oggi gira online identica alla versione dei locali. Il titolo figura tuttora tra le slot machine online più giocate in Italia, in compagnia di un altro classico nato nelle sale come Book of Ra Deluxe e di novità come Sweet Bonanza. Chi ci giocava al bar ritrova sul telefono la stessa grafica e gli stessi suoni, ma seduto sul divano di casa.

Per i gestori ogni servizio che migra è una voce di incasso che si assottiglia. La ricarica, il bollettino, il quotidiano portavano clienti al banco e, con loro, il secondo caffè o l'aperitivo. Quando quei motivi vengono meno, il bar di paese torna a vivere soltanto di consumazioni, in comunità sempre più piccole e sempre più anziane.

I numeri del territorio raccontano una fatica simile. Nell'analisi della Fisascat Cisl sul rapporto della Camera di Commercio il commercio viterbese chiude il 2025 con 136 imprese in meno rispetto al 2024 e il comparto di alloggio e ristorazione con 21 aziende in meno. Il sindacato parla apertamente di desertificazione dei centri storici: denatalità, giovani che partono, attività che chiudono quando il titolare va in pensione e i figli non se la sentono di proseguire.

Le banche hanno anticipato il percorso. Come emerso dalla mappa dei comuni viterbesi rimasti senza filiali, sono stati soprattutto i grandi gruppi nazionali a ridurre la presenza nei centri minori, per concentrare l'operatività nei capoluoghi e sui canali digitali. A tenere aperta la porta sono rimaste le realtà locali e cooperative. In Italia, nel 2025, gli sportelli chiusi sono stati 516, e nei primi sei mesi del 2026 se ne sono aggiunti altri 126.

C'è però un dato che va nella direzione opposta, ed è il turismo. Sempre secondo i dati ripresi dalla Fisascat, gli arrivi nella Tuscia sono cresciuti del 41,3% e le presenze del 25,5%, mentre le strutture extra-alberghiere sono passate in sette anni da 975 a 4.540. Chi dorme in un borgo, la mattina, cerca un posto dove fare colazione e chiedere un'informazione. Per tanti bar dell'entroterra il cliente nuovo è lui, più che il residente che ormai fa quasi tutto dallo smartphone.

Sul fronte istituzionale, la Regione Lazio ha approvato l'istituzione dell'Osservatorio regionale sulla desertificazione bancaria, una misura sostenuta dalla Cisl Lazio del segretario generale Enrico Coppotelli. Oltre a mappare le chiusure, dovrà promuovere iniziative per consolidare i servizi nelle aree più disagiate, quelle dove oggi l'ultimo bancone aperto è quello del bar.






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