

di Eleonora Celestini
VITERBO - I tempi in cui quando a Viterbo arrivava l'eurodeputato Antonio Tajani bastava solo una bandiera di Forza Italia per riempire le sale fino a scoppiare non ci sono più, finiti anche loro nella parabola discendente del ventennio berlusconiano.
Resta tuttavia l'affetto, sebbene più timido di un tempo, per il partito di Silvio Berlusconi: la sala piena sabato in Provincia per l’incontro di corrente battistoniana con il vice presidente del Parlamento europeo dimostra, in effetti, che un certo interesse della gente nei confronti di Forza Italia ancora esiste. Restà, però, ancora viva anche il dualismo – ma sarebbe più appropriato chiamarla guerra – tra le anime viterbesi di un partito capace nella Tuscia di fare per buoni due decenni man bassa di preferenze e voti e attualmente in grave crisi di identità.
Da una parte Francesco Battistoni, ex consigliere regionale e uomo di riferimento di Tajani a Viterbo, che esprime il coordinamento comunale affidato a Giovanni Arena e quello provinciale guidato da Dario Bacocco. Dall’altra Giulio Marini, ex sindaco e parlamentare, attuale consigliere comunale del capoluogo, che insieme a Claudio Ubertini ha ancora un certo seguito nel Viterbese. Presenti, dunque, alla riunione col vice presidente del Ppe, che prima di recarsi in Provincia ha presenziato ad un incontro ''trasversale'' con l'onorevole Giuseppe Fioroni per la presentazione di Caffeina Polis alla Fondazione Carivit, tutti i forzisti che fanno riferimento a Francesco Battistoni. Assenti, invece, Marini, Ubertini e coloro che si trovano in posizione contraria ai coordinamenti comunale e provinciale nominati dal coordinatore regionale Claudio Fazzone.
Consigliere Marini, perché lei e i suoi non avete partecipato all’incontro con Tajani?
Semplice, perché non siamo stati invitati.
Neanche uno straccio di sms, un messaggio WhatsApp, un piccione viaggiatore, niente di niente?
Niente. Un tardivo tentativo di coinvolgimento è arrivato solo dopo che abbiamo denunciato pubblicamente di non essere stati invitati. Ma non mi pare questo il metodo per appianare le divergenze.
Eppure l’onorevole Tajani ha detto che è necessario superare i personalismi.
E io sono perfettamente d'accordo con lui su questo. E sono d'accordo anche con Francesco Battistoni quando dice che Antonio Tajani è stato un ottimo segretario regionale di Forza Italia. I personalismi, però, e Tajani questo dovrebbe saperlo bene, nascono da problemi che in questo partito nessuno ha mai cercato di affrontare e risolvere. Qui non parliamo di liste civiche, Forza Italia è un partito: ci sono dei riferimenti al di sopra degli esponenti territoriali che non hanno mai sanato queste difficoltà, o perché ora si occupano di altro, o perché non ne hanno la possibilità o semplicemente perché non vogliono farlo.
Ma secondo lei è possibile andare oltre le fratture esistenti?
Certo, ma bisogna confrontarsi in maniera serena nelle sedi opportune, e soprattutto bisogna parlare di temi e tirare fuori le idee. Ecco, è questo il problema: le idee.
Cioè?
Mancano le idee. Oltre all'esperienza delle liste civiche, che sono un'altra cosa, io non vedo una linea politica chiara del partito. Di recente ho messo a punto un documento programmatico che pensavo potesse essere utile, una proposta politica che chiarisse che Forza Italia è un partito di centrodestra, con dei valori riconoscibili che sono quelli in cui si identifica chi ci ha sempre votato. Dal Governo Monti in poi la linea del partito non è stata più chiara, non abbiamo saputo difendere la classe media che costituisce lo zoccolo duro del nostro elettorato, anzi l’abbiamo affossata votando manovre finanziarie che hanno ridotto la gente in povertà. Se non recuperi credibilità attraverso le proposte liberali che ci hanno sempre contraddistinto, non c’è futuro per Forza Italia. Credendo di poter dare il mio contributo, questo mio documento l'ho inviato anche al coordinatore comunale del partito a Viterbo (Giovanni Maria Arena, ndr) e sapete cosa mi ha risposto?
Cosa?
Che io dal partito ho avuto tanto e devo smetterla di fare polemica.
Che lei da Fi ha avuto tanto è vero.
Certo, ma chiariamo alcune cose. Io sto in Forza Italia da 21 anni, con la bandiera del partito di Berlsuconi ho riportato sul territorio sette successi elettorali e una sconfitta. Eppure all'incontro con Tajani non sono stato invitato. Forse questo trattamento me lo riservano perché non sto più simpatico a qualcuno? Vogliono buttarmi fuori? E' così che intendono superare i personalismi, cercando di spingere ai margini chi propone idee e chiede confronto?
Intende assecondarle queste spinte? Tradotto: esce da Forza Italia?
Non ci penso neanche, se ne facciano una ragione. Io resto in un partito dove sto da più di 20 anni, ma dico la mia, faccio proposte e cerco il dibattito. Perché io, e non solo io, in un coordinamento comunale e provinciale rastrellati e non dettati dal confronto non mi ci riconosco. Rimango e insieme a quelli che la pensano come me cercheremo con ogni mezzo di far svolgere i congressi, che sono la sede deputata al dibattito e che sono previsti dallo statuto del partito.
Che ne pensa dell’incontro tra Tajani e Fioroni?
E' un discorso iniziato con le elezioni provinciali, quando la lista civica animata da Francesco Battistoni non ha sostenuto il candidato del centrodestra unito. Vuoi o non vuoi, al di là del risultato, quella è stata un'occasione per gli amministratori locali di ricostruire un perimetro di centrodestra sul territorio della Tuscia. E' chiaro che se poi si vuole sfondare questo fronte con operazioni di disturbo, allora emerge un problema politico che potrebbe essere superato solo da una presa di posizione chiara di un partito capace di dettare la linea.
Sabato in Provincia però la risposta della gente all’iniziativa con Tajani è stata soddisfacente, c’era un centinaio di persone.
Sì, ma mancavano gli amministratori locali, salvo qualche rara eccezione. C’era Piero Camilli, che se n’è andato via prima. C’era Sandrino Aquilani, espressione ''civica'' delle elezioni provinciali, che da tempo però ormai vota tutti i provvedimenti della maggioranza di centrosinistra che sostiene Mauro Mazzola. E’ questa la linea che si vuole continuare a dare ai nostri elettori? Confusa e poco chiara? Tutto torna con quanto ho detto poco fa.
Non si tratta più, qui, solo dei personalismi citati da Tajani, dunque.
Certo che no, qui si tratta di smetterla di fare errori strategici e di riconquistare quegli elettori che non ci votano più perché non sanno più da che parte stiamo. La polemica sono io il primo a non volerla, ma un conto è la polemica sterile, un conto è la volontà di cancellare il confronto provando a mettere chi non è d’accordo con le scelte di un coordinamento imposto nella condizione di doversene andare.
Ma lei ha detto poco fa che Forza Italia non la vuole lasciare.
Infatti resto. E insieme a Lallo Ubertini e a tanti altri mi impegnerò ancora di più per dare un riferimento a chi ci ha votato, facendoci vincere tante elezioni.