ANNO 16 n° 272
Il mercato del sabato Lasciate che i turisti vengano a noi
Pasqua da tutto esaurito, e non č un modo di dire
26/03/2016 - 02:01

di Andrea Arena

A vendere la pelle dell’orso prima di averlo ucciso si rischia di fare una brutta figura, e non solo nel rispettabilissimo mondo dei cacciatori di frodo. Però, visto che l’azzardo non è soltanto il mestiere di James Bond o di Emilio Fede, vale la pena puntare qualche fiches su una scommessa che sembra già vinta. Lo dicono le sensazioni, i riscontri umilissimi cercati e trovati da Viterbonews24 e quelli, molto più autorevoli e credibili, di un’associazione di categoria come Confartigianato.

Dunque. Per Pasqua, questa Pasqua, la Tuscia farà registrare il tutto esaurito. Che non è soltanto un modo di dire, il titolo – neanche troppo originale – di un pezzo giornalistico, o di un comunicato stampa. No, dietro questa locuzione c’è un’economia che gira, posti di lavoro diretti e dell’indotto, fornitori, consumi, servizi da far funzionare per i turisti che arriveranno, o che forse oggi, sabato, sono già tra noi, s’aggirano per la città, si confondono come Visitors in attesa, domani, di prenderne possesso. Comunque.

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Comunque il tutto esaurito, negli alberghi di massa e nei piccoli Bed & breakfast, nelle case vacanze e nelle strutture termali, è una buona notizia, sempre che ai viterbesi piaccia avere ospiti in casa. E’ una buona notizia per quegli imprenditori che hanno saputo lavorare bene in questi anni, aprendosi al mercato – anche grazie alle nuove tecnologie – e credendo nello sviluppo turistico di questa che era, fino a qualche tempo fa, una landa desolata. Dati confermati anche dalle presenze registrate, tramite il pagamento della tassa di soggiorno, nel 2015.

Ma ci sarebbe da andare oltre, per una volta, e da chiedersi come abbiano fatto, come facciano, i turisti a capitare da queste parti. Che siano stati minacciati, pistola alla tempia, da qualcuno? Che abbiano sbagliato strada, svoltando nella direzione sbagliata al casello di Orte (di qua Umbria, di là Tuscia)? Che si siano addirittura smarriti, come in quei film americani dove, imboccando un bivio piuttosto di un altro, si finisce in una contea misteriosa, con tanto di sceriffo pazzo?

Può essere, perché tutto può essere. Ma può darsi pure che Viterbo goda di un’immagine, di una reputazione, leggerissimamente migliore di quella che siamo soliti attribuirgli noi, maestri d’autolesionismo nonché miopi per definizione. Può darsi che la promozione turistica degli ultimi anni abbia funzionato, stia funzionando. Citando a memoria. Il riconoscimento Unesco alla festa di Santa Rosa, una vera manna dal cielo perché ambitissimo (vero, Civita di Bagnoregio?). Gli eventi ad Expo, dove è passato mezzo mondo. Il progetto Experience Etruria, che pure vorrebbe creare un sistema, un’offerta condivisa, con i territori limitrofi di Toscana e Umbria. La scelta di puntare sulla cultura (per questa Pasqua ci sono due mostre importanti, Tra Forma e Segno per l’arte moderna e Etruschi in 3D per l’archeologia) da affiancare ai collaudati musei e siti. La partecipazione alle fiere di settore, tra Camera di commercio, Comune e enti vari.

Insomma, Viterbo si fa vedere, nel giro che conta. Che poi arrivino i risultati, in termini di presenze, dovrebbe essere naturale. Il discorso, semmai, è un altro: questi turisti li vogliamo, siamo pronti a conviverci, a farli sentire davvero a casa (in termini concreti, vedi pulizia e cura della città, e in termini astratti, vedi educazione e disponibilità), oppure li considereremo presto un’altra scocciatura? Il dibattito è aperto, e mica da oggi.

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