

VITERBO – Stavolta la scure del governo Renzi, la smania della revisione della spesa, potrebbe essere un bel colpo. Almeno per Viterbo, e purché ci si muova in fretta e con decisione.
L’antefatto: il progetto di razionalizzazione delle Soprintendenze ai beni archeologici, artistici e culturali, già tentato almeno in un paio d’occasioni negli ultimi vent’anni (sia dal governo Prodi sia da quello Berlusconi), ha ritrovato slancio proprio con la politica di risparmio e ottimizzazione inaugurata dall’ex sindaco di Firenze non appena arrivato a palazzo Chigi. Molte Soprintendenze sono destinate a chiudere nei prossimi mesi, attraverso un programma di accorpamenti (il Molise, per esempio, si unirà all’Abruzzo, la Basilicata alla Puglia) e di cancellazione delle sedi periferiche.
Per alcune di esse, comunque, non mancheranno problemi: è il caso della Soprintendenza dell’Umbria, che sta a Perugia e che pure dovrebbe essere accorpata ad un’altra struttura che ne condivida logiche territoriali e, per quanto possibile, anche radici culturali e storiche. Viene da pensare automaticamente alla Soprintendenza dell’Etruria meridionale, che ha competenza anche per la Tuscia, e che oggi ha sede a Roma. Una sede già da tempo contestata, perché la Capitale dispone già di Soprintendenze autonome, e il caso dell’Etruria è un paradosso logistico e territoriale francamente inspiegabile (o forse no, vista la proverbiale tendenza capitolina di creare certi carrozzoni burocratici…).
Di qui, la proposta di trasferire a Viterbo la sede della Soprintendenza per l’Etruria meridionale, che comprenderebbe anche la provincia di Viterbo, secondo quello che prima dell’unità d’Italia era definito “Patrimonio di San Pietro in Tuscia” e alla quale verrebbe accorpata anche la parte umbra, prossima alla cancellazione. Fantascienza? Collegamento troppo ardito? Tutt’altro, visto che della faccenda si parlava già quasi venticinque anni fa. Ne scrisse Umberto Laurenti sul Corriere di Viterbo dell’ottobre 1990, e anche il sociologo Francesco Mattioli riprese l’argomento in un articolo dell’anno successivo sulla rivista Faul.
Oggi Viterbo può tornare a giocare questa carta, e pare che il discorso sia già finito sulle scrivanie degli amministratori locali, per il momento a livello informale. Di certo, la Tuscia potrebbe essere una sede autorevole e accogliente, magari mettendo a disposizione della Sovrintendenza qualche palazzo di prestigio – di proprietà comunale o magari che sta per essere sdemanializzato, tipo la caserma Giulioli di piazza della Rocca, accanto al museo Albornoz e presto liberata dal comando della guardia di finanza. Non solo: la stessa Viterbo, attraverso i suoi amministratori, potrebbe attivarsi in una moral suasion, con il ministro dei Beni artistici e culturali Dario Franceschini. Quel ministro che, neanche un mese fa (il 28 maggio) è stato ospite in città, rimanendo favorevolmente impressionato – come si dice in questi casi – dalla sua bellezza e dalle ricchezze storiche che possiede.
Ma, e qui torniamo all’inizio del discorso, occorre muoversi in fretta e con decisione. Prima, insomma, che Perugia rivendichi per sé la sede della Soprintendenza e che si la più classica, e controproducente, guerra di campanili.