ANNO 16 n° 274
Inchiesta Isi, indagato anche un viterbese
L'avviso di garanzia notificato
ad un 53enne di Montefiascone
08/01/2014 - 14:49

VITERBO - Il pm Massimo Bonfiglio ha chiuso le indagini sulla Isi ((Italia Solare Industrie), la società che avrebbe dovuto riconvertire lo stabilimento Electrolux di Scandicci e garantire l’occupazione a 370 dei 439 dipendenti, e che invece, dopo aver riscosso contributi per circa 15 milioni da Elecrolux e Regione Toscana, è fallita senza aver mai avviato la produzione di pannelli solari.

L’inchiesta riguarda anche la provincia viterbese perché tra gli indagati spicca un 53enne di Montefiascone, Stefano Cevolo, presidente del cda di Isi. Per lui, nel maggio 2012, il gip Firenze Silvia Cipriani dispose i domiciliari, solo che, in quel periodo, Cevolo era negli Stati Uniti.

Insieme al falisco, la detenzione domiciliare era stata disposta anche per il 57enne napoletano Paolo Corati, direttore del personale e finanziario della Isi, anche lui all’estero.

In carcere, invece, era finito l’ex amministratore della società Massimo Fojanesi, romano di 59 anni abitante a Morlupo, amministratore unico di Sol Energes poi Italia Solare Industrie (Isi) e rappresentante in Italia del gruppo Mercatech Ltd.

Secondo le accuse gran parte dei contributi sono stati dispersi e dissipati in spese che niente avevano a che vedere con lo sviluppo dell’attività nell’ex Electrolux: fra l’altro anche nell’acquisto di auto di lusso e di appartamenti e in consulenze 'del tutto imprecisate'.

L’inchiesta, adesso, è conclusa: il pm Bonfiglio ha infatti notificato l'avviso di conclusione delle indagini a sei manager e imprenditori: tra loro, oltre a Cevolo, Corati e Fojanesi, ci sono un italo-americano, Cary V. Masi, 73 anni, presidente di Mercatech ltd e del gruppo Mercatech, cercato in Florida, inserito tra gli indagati dopo gli ultimi accertamenti di procura e guardia di finanza; Melchiorre Saladino 65, di Salemi (Trapani), imprenditore; Raffaele Piacente, 62 di Roma, imprenditore.

Due i reati contestati a vario titolo: truffa alla Regione Toscana, che fu indotta a credere nella validità del piano di conversione industriale - che, in teoria, in 18-24 mesi avrebbe dovuto rioccupare 370 addetti su 439 - tanto da erogare fondi per finanziare un progetto di riqualificazione e delle attività di ricerca; e bancarotta fraudolenta, con dissipazione di almeno sette milioni di euro del patrimonio societario.

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