

(Oggi è il ventesimo anniversario della morte di Raffaele Giorni. Abbiamo chiesto ad Andrea Scaramuccia, ex segretario del Fronte della Gioventù e ora imprenditore in Inghilterra, un ricordo)
di Andrea Scaramuccia
Era una fredda domenica di gennaio, ero a casa con i miei genitori, quando suona il telefono ed arriva una telefonata che mai lontanamente avrei immaginato di ricevere: ''Hanno accoltellato Raffaele! Ti passiamo a prendere ed andiamo in ospedale''. A parlare era un ragazzo del Fronte della Gioventù che, con il padre, mi avrebbe poi accompagnato all’ospedale.
Ma prima del ricordo personalissimo ed umano è giusto ricordare chi era il Raffaele Giorni personaggio pubblico e cosa era il Fronte della Gioventù.
Quando divenni segretario provinciale del F.d.G. lo feci con un congresso composto da cinque persone in tutto. Raffaele era iscritto ma non era presente al congresso così decisi di andarlo a cercare per chiedergli di darmi una mano.
Era il 1993 e, di fronte al centro commerciale Murialdo, feci una gran chiacchierata con lui.
Da quel momento ci mettemmo a lavorare duramente e senza sosta. Giorni e notti passate a fare volantini, a discutere al pub o in sezione. Grazie al duro lavoro diventammo ben presto più di 200 attivisti.
Raffaele naturalmente era stato nominato mio vice e responsabile di Viterbo.
La città ci seguiva con attenzione, gli studenti ci seguivano, gestimmo le occupazioni nelle scuole e divenimmo in breve un punto di riferimento per i giovani viterbesi.
Ho fatto questa premessa per far comprendere il nostro grado di soddisfazione e, talvolta, di sensazione di essere forti, indistruttibili ed imbattibili.
Arrivammo a concorrere alle elezioni circoscrizionali e comunali, con una campagna fatta gomito a gomito, anche lì fu un successo per entrambi.
Il nostro rapporto non aveva bisogna di parole, ci intendevamo senza neanche guardarci, si discuteva spesso, ma non c’era neanche bisogno di chiarire.
Eravamo come Vialli e Mancini, come Jordan e Scottie Pippen, eravamo come due fratelli uniti da un vincolo che è impossibile spiegare.
Bene, sono convinto che molti dei risultati che abbiamo ottenuto siano certamente merito suo.
Tutto sembrava assolutamente indissolubile, sembrava.
Perchè quella maledettissima sera, quasi come fossi in un film tragico, arrivo a Belcolle che già era pieno di gente, non stavo capendo nulla, poi Enzo Varletta mi prende sotto braccio e mi fa entrare.
Una stanza fredda, spoglia, grigia. Raffaele era lì, dormiva su un tavolo, il volto bianco ma sereno, un lenzuolo bianco che lo copriva parzialmente. In quel momento una parte di me è rimasta li, accanto a lui, non è più uscita da quella stanza.
Sono venti anni che penso a Raffaele tutti i giorni e mio figlio oggi porta, orgogliosamente, il suo nome.
Raffaele: classico esempio di intelligenza e passione, capace di catalizzare l’attenzione della gente grazie alla sua faccia pulito ed al suo finissimo intelletto.
La sua dipartita è stata una tragedia per noi, per i familiari, per Erika, ma anche per la città stessa.
Se avesse avuto più tempo avrebbe rivoltato Viterbo, avremmo portato a termine quel progetto che avevamo stilato al F.d.G. – Comunità Militante Viterbium: giovani viterbesi stufi della vecchia politica che mettono tutto loro stessi al servizio della città, diventando non già un insieme di politici, ma un’unica cosa, un’unica anima, una macchina indistruttibile.
Invece, il fermento che si viveva prima del 21 gennaio si è preso subito dopo.
Una tragedia del genere non poteva che lasciare profondi segni e così fu, la Comunità Militante Viterbium si sfaldò per mancanza di energie positive e per troppo scoramento; rimase solo il F.d.G. che divenne nulla più che il movimento giovanile di un partito.
Quando si subisce una perdita così importante è praticamente impossibile andare avanti, rimane solo il tempo per ricordare, davanti ad un bicchiere di vino, gli amori che ci hanno strappato.
Come scrivevo sopra, prima ci sentivamo indistruttibili, oggi siamo semplicemente distrutti.
E quando vado a dormire, una duplice carezza ed un doppio abbraccio dato a mio figlio che vale anche per lui, che mi rimarrà comunque e sempre accanto.