ANNO 16 n° 272
In coma dopo un pugno, subito davanti al giudice i due aggressori
Accolta la richiesta di giudizio immediato: l'udienza a metą luglio
17/06/2020 - 06:31

VITERBO - Atterrato con un pugno in via della Pettinara e poi, una volta a terra, finito con un violentissimo calcio in pieno volto per rapinarlo dei soldi che aveva in tasca: sarà giudizio immediato per i due giovani aggressori di Giovanni Maria Farina, il 56enne originario di Orune rimasto in coma per settimane a lottare tra la vita e la morte, dopo il brutale pestaggio della notte del 13 ottobre scorso. 

Dovranno comparire di fronte al collegio del tribunale di Viterbo il 14 luglio, Roberto Vestri e Michele Montalbotti, i due ventenni ad oggi reclusi in carcere con le accuse di tentato omicidio e rapina: il giudice per le indagini preliminari Francesco Rigato ha infatto accolto la richiesta del pm Chiara Capezzuto per il giudizio immediato. 

Classe 1996 e 2000, i due giovani la notte del 13 ottobre del 2019 avrebbero avvicinato in via della Pettinara Farina e poi lo avrebbero aggredito. Lasciandolo a terra privo di sensi: al suo arrivo in ospedale i medici gli hanno diagnosticato lesioni, fratture e un edekancerebrale ''con conseguente pericolo di vita e ricovero nel reparto di terapia intensiva in prognosi riservata''. 

Ad incastrare Montalbotti e Vestri, le immagini delle telecamere di videosorveglianza di un privato che hanno ripreso la scena del pestaggio. Secondo la ricostruzione degli uomini della Squadra Mobile, i due ragazzi, già noti alle forze dell'ordine per precedenti penali, avrebbero aggredito il 56enne mentre era solo in strada per rapinarlo: durante la successiva perquisizione negli appartamenti dei due, i poliziotti avrebbero ritrovato gli indumenti indossati dai due nel corso dell’aggressione e numerosi contenuti presenti sui loro cellulari, da cui sono emersi importanti indizi di colpevolezza.

Dal carcere di Mammagialla, dove da quel giorno sono reclusi, Montalbotti è pronto a chiedere perdono alla famiglia Farina. ''Ho 19 anni e so di aver sbagliato – scrive in una lettera inviata nei mesi scorsi alla persona offesa - purtroppo quella maledetta sera non ero in me, nel pieno delle mie facoltà mentali perché altrimenti non avrei mai fatto quello che purtroppo è successo''.

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