ANNO 16 n° 275
I consiglieri Pd si dimettono, il Pdl no
Angelelli va avanti
21/11/2013 - 22:38

CIVITA CASTELLANA - Si sgonfia, almeno sul fronte Pd, la cosiddetta parentopoli civitonica. Nel tardo pomeriggio di ieri, in apertura della seduta del consiglio comunale che avrebbe dovuto costituire la prova del fuoco per l'amministrazione guidata da Gianluca Angelelli, i due consiglieri democrat coinvolti nella vicenda, Franco Papandrea e Miriam Filippetti, hanno annunciato le dimissioni. Al loro posto subentrano Melania Evangelisti e Fabrizio Maiolati.

Le dimissioni di Papandrea e Filippetti, dagli stessi definite ''un atto dovuto verso i cittadini'', sono state molto probabilmente concordata con il sindaco. Ma agli altri partner dell'ormai ex coalizione la faccenda è ancora aperta. Rifondazione è uscita dalla maggioranza e non sarà facile riportarla dentro; il Sel potrebbe tornare sui suoi passi, ma solo a patto che si dimettano tutti gli altri consiglieri coinvolti. Cioè quelli del Pdl.

Comunque, Angelelli un obiettivo di rilievo lo ha ottenuto: dopo l’annuncio delle dimissioni di Papandrea e Filippetti, la maggioranza si è momentaneamente ricomposta ed ha votato gli argomenti all'ordine del giorno, in primo luogo sugli equilibri di bilancio, passaggio fondamentale il prosieguo della consiliatura.

Va detto che anche qualora Rifondazione e Sel avessero votato contro o si fossero astenuti, il gruppo Pd, con undici consiglieri su ventiquattro, salvo defezioni interne, avrebbe comunque avuto i voti sufficienti per approvare la delibera. Ma si sarebbe ulteriormente aggravata una crisi politica dagli sbocchi imprevedibili, soprattutto in vista del rinnovo dell'amministrazione comunale della prossima primavera.

Esattamente opposto il comportamento del centrodestra che, pur avendo puntato il dito contro i componenti della maggioranza coinvolti nella presunta parentopoli, si sono ben guardati dal chiedere le dimissioni ai loro compagni di schieramento, altrettanto invischiati nella vicenda. Hanno parlato solo i diretti interessati. Per dire che non vogliono nemmeno sentir parlare di dimissioni. Uno di loro, Luciano Soldateschi, al massimo, ha riconosciuto di aver compiuto una leggerezza consegnando i curricula di alcuni aspiranti dipendenti del punto vendita di casalinghi ai responsabili dell'azienda.

Una linea duramente contestata da tre consiglieri Pd, Daniela Punti, Andrea Belloni e Maurizio Romani, i quali hanno letto una missiva al calor bianco contro il centrodestra. ''Non solo come consiglieri comunali, ma soprattutto come cittadini - dice la lettera - diciamo a chi nell'opposta parte politica è implicato nella vicenda di fare un passo indietro''.

Poi un affondo diretto al capogruppo del centrodestra: ''Invece di lanciare accuse dovrebbe prima dare il buon esempio pretendendo le dimissioni di quelli della sua parte invischiati nella questione Maury's''. Ma dai banchi dell'opposizione si è levato solo silenzio.

Faccenda chiusa, quindi? No. La coalizione di centrosinistra è di fatto lacerata. Forse Angelelli potrebbe ricucire con Sel. Ma con Rifondazione il discorso è quasi del tutto chiuso. Resta inoltre da vedere cosa accadrà nei prossimi giorni nel Pd civitonico. Fin dai primi furibondi giorni dello scoppio della parentopoli ha preso a circolare con insistenza la voce secondo cui una parte del Pd stava cavalcando lo scandalo per mettere in difficoltà Angelelli, il renziano, per renderlo ''improponibile'' come candidato sindaco. E l'occasione avrebbe potuto tornare buona anche alle primarie dell'8 dicembre per la scelta del segretario nazionale del Pd. Screditare Angelelli per indebolire Renzi sarebbe stata la strategia.

Insomma, parentopoli poteva diventare l'arma segreta che l'ancien régime avrebbe voluto usare per tentare di riconquistare il controllo del partito nel secondo centro della Tuscia. E sostituire Angelelli con un altro candidato sindaco. O un'altra candidata.

Le stesse voci però, dopo l'esito del consiglio comunale di ieri sera, vorrebbero Angelelli e i suoi determinati a fare ''scopa'' alle primarie e a chiedere la resa incondizionata ai rivali interni.

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