ANNO 16 n° 273
Giallo di Gradoli, assolti i genitori di Esposito
Ieri l'ultimo atto del processo per subornazione di testimone
05/07/2013 - 04:00

di Alessia Serangeli

VITERBO – Otto mesi per Enrico Esposito e l’assoluzione per Maria Lorenzin. Questa la richiesta del pubblico ministero Renzo Petroselli ma, alla fine, l’ultima parola è spettata al giudice Italo Ernesto Centaro che li ha assolti entrambi.

E’ andato in scena ieri mattina, nella sede distaccata del tribunale di Montefiascone, l’ultimo atto del processo a carico dei genitori di Paolo Esposito, accusati di subornazione di testimone.

Tutto inizia il 20 novembre 2010. Gli anziani coniugi sono nell’aula 4 del palazzo di giustizia viterbese, dove è in corso il procedimento penale del figlio per duplice omicidio e occultamento di cadavere. La polizia giudiziaria notifica loro due avvisi di garanzia perché la Procura aveva aperto un fascicolo: per il sostituto Petroselli gli Esposito avevano tentato di corrompere un testimone affinché deponesse in favore del figlio. “Mi “Mi disse di stare ben attento a quello che avrei detto”, affermò Augusto Pesci, confermando che l’ottantenne Enrico lo aveva intimorito.

Un episodio su cui, al di là delle deposizioni di Pesci, “non è supportato da alcuna prova”, ha ribadito anche ieri durante la discussione l’avvocato Enrico Valentini, che si è detto “soddisfatto” per il verdetto di assoluzione emesso dal giudice Centaro.

Ma la parabola giudiziaria degli Esposito non è ancora finita: il 25 luglio prossimo torneranno infatti in aula per il secondo procedimento aperto nei loro confronti per minacce e resistenza a pubblico ufficiale. Per la Procura i due avrebbero fatto pressioni ai servizi sociali per ottenere l’affidamento della piccola Erika, la bambina nata dalla relazione di Paolo e Tania che oggi ha dieci anni. In questo processo è imputato anche l’avvocato Mario Rosati (co-difensore di Paolo Esposito insieme a Valentini) che deve rispondere di un terzo capo di imputazione, il favoreggiamento personale.

Per il sostituto Franco Pacifici, in buona sostanza, durante i colloqui intercorsi all’epoca con le assistenti sociali gli Esposito e Rosati avrebbero tenuto atteggiamenti tali da intimidirle per riavere l’affidamento della bambina.

Quanto, invece, al favoreggiamento personale, Rosati avrebbe tentato di orientare la deposizione del fioraio gradolese Righi in favore del suo assistito.

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