ANNO 16 n° 274
Fioroni eletto in direzione nazionale: il partito sarą la sua ''prigione''?
16/12/2013 - 02:01

di Arsenico Lupin

VITERBO – Ieri Giuseppe Fioroni è stato eletto tra i 120 membri della nuova direzione del Pd. In attesa di vedere se l’elezione rappresenta un punto a suo favore rispetto a chi lo voleva rottamare, oppure, al contrario, un modo per raffreddargli tentazioni scissioniste, proviamo ad analizzare la situazione viterbese all’interno del partito dopo le primarie.

Intanto il dato più significativo, emerso anche dal raduno della corrente di Fioroni, sabato scorso al San Martino al Cimino, è la profonda frattura tra la componente popolare e quella ex socialista ed ex Ds.

Fioroni però è pragmatico, prende atto della vittoria schiacciante di Renzi ma con il passare dei giorni si sta probabilmente sempre più convincendo che la sopravvivenza politica della sua leadership locale e quella che lo vede punto di riferimento di una fetta di partito nazionale avverrà soltanto accentuando proprio la sua contrapposizione al nuovo segretario nazionale. Contrapposizione che, nei giorni precedenti le primarie, arrivò perfino a considerare ''Renzi più destabilizzante di Grillo''.

Oggi Fioroni quando si riferisce a Renzi lo chiama più ''dolcemente'' Matteo, ma dal punto di vista politico ha già iniziato ad addossargli responsabilità di scelte pesanti.

Non tanto il destino della proposta di legge, che l’ex ministro ha preannunciato di presentare mercoledì, secondo la quale in cinque anni si risparmierebbero un miliardo di euro con l’abolizione del Senato e il dimezzamento dei deputati. Il tema del risparmio sui costi della politica, infatti, è saldamente in mano a Renzi (e a Grillo) che nel Pd è stato il primo a sollevare. Difficile, dunque, pensare che il sindaco di Firenze abbia tremato davanti all’annuncio di Fioroni, anche perché l’illuminazione che ha colpito il deputato viterbese sulla via di Damasco appare quantomeno tardiva. Fuffa, si direbbe, almeno dal punto di vista politico.

La partita vera, al contrario, è la legge elettorale e, soprattutto, la scelta del Pd di aderire alla famiglia europea dei socialisti o a quella dei socialdemocratici.

Fioroni lo sa talmente bene che ha puntato subito sulle motivazioni della Corte Costituzionale che toglie legittimità al premio di maggioranza così come è oggi ma che, al tempo stesso, afferma il diritto degli elettori di scegliere i loro rappresentanti in parlamento. Da qui a rifarsi sotto con le preferenze il passo è stato breve. A Renzi, anzi a Matteo, Fioroni ‘’concede’’ solo l’elezione del presidente del consiglio sul modello della legge elettorale per l’elezione dei sindaci (''sindaco d’Italia'') ma non rinuncia alla preferenza per i deputati. Non è il solo a pensarla così e la visione, in verità, ha un suo fondamento.

Ma il vero ''campo di battaglia'' sarà la scelta della ''famiglia europea'' da parte del Pd. Fioroni sta al Pse come il diavolo all’acqua santa e lo va ripetendo in tutte le sedi. Il suo documento contro l’adesione al Pse è stato firmato da oltre 1700 amministratori del partito: ''Alfano – avverte – con 900 amministratori ha fondato un nuovo partito''.

Sarebbe come dire, in sostanza: vediamo se Renzi, anzi Matteo, si prende la responsabilità di spaccare il partito.

Difficile che questo scenario si realizzi, anche perché il sindaco di Firenze sa perfettamente che Alfano alle prossime politiche sarà di nuovo nel ventre dell’area berlusconiana, mentre Fioroni rischierebbe di essere tagliato fuori dalle dinamiche del Pd che si creeranno dal nuovo corso renziano senza aver costruito, oltretutto, un’alternativa. Cosa non da poco per uno come il deputato viterbese che concepisce la politica dentro una maggioranza che incida sui problemi, più che in una minoranza che testimoni un pensiero.

Ma intanto pone il problema e usa la contrapposizione per ritagliarsi un ruolo anche nell’era della segreteria Renzi, il quale se è vero che ha cominciato a parlare con Landini, non è detto che non possa iniziare a farlo anche con Fioroni.

Ascoltando ieri gli interventi durante l’assemblea nazionale del Pd, non sarà facile per Fioroni smarcarsi dalla morsa di due mondi così diversi come quelli di Renzi e di Cuperlo. Due storie che però tenteranno di integrarsi più di quello che, almeno fino ad oggi, è nelle corde del leader viterbese.

Avesse vinto Civati, ci sarebbe stato almeno l’avversario interno su cui scagliarsi, quell’estremista che ancora cerca i 101 parlamentari che hanno impallinato Prodi, quello che dialoga con la sinistra radicale e perfino con i grillini. La vittoria di Renzi costringe invece Fioroni a ripiegare e a prendersela con Sel, cioè con una categoria dello spirito, almeno dal punto di vista numerico.

Ora è stato eletto in direzione e dunque non è stato rottamato. Fu vera gloria? La palla passa a chi ha promesso, promesso, promesso. Cioè a Renzi, anzi a Matteo.

PS – I militanti e gli elettori di Sel non si sentano offesi. Certe posizioni e contrapposizioni spesso si sono rivelate un augurio e hanno portato bene. D’Alema docet.

Facebook Twitter Rss