ANNO 16 n° 274
Enrico Panunzi punta su sanitā,
lavoro, infrastrutture e agricoltura
Il nuovo anno del consigliere regionale e presidente della sesta commissione
06/01/2014 - 02:00

di Enrico Panunzi*

VITERBO - Sanità, infrastrutture, stabilizzazione del lavoro, termalismo, agricoltura. Senza dimenticare le tante necessità di una provincia complessa come quella viterbese, sono i questi i temi sui quali concentrerò la mia azione di consigliere regionale e presidente di una Commissione, la Sesta, che ha numerose competenze: trasporti, lavori pubblici, mobilità, infrastrutture, ambiente.

Sanità

Vanno nella giusta direzione le decisioni della giunta Zingaretti. Le riassumo brevemente: qualora venissero approvati i Piani operativi di recente emanazione, l’ospedale di Belcolle diventerà un Dea di secondo livello e nella Tuscia ci sarà un aumento dei posti letto. I parametri nazionali, infatti, prevedono l’obbligatorietà di 3 posti letto ogni mille abitanti. Nel Lazio per centrare questo obiettivo, contenuto nella proposta, c’è un solo modo: attingere al bacino di Roma ed è quello che si è incominciato a fare, imboccando la strada che porta al superamento delle macroaree. Nel 2014, inoltre, partiranno i lavori per il corpo A3 dell’ospedale di Belcolle, attesi da tanto tempo Sta iniziando quindi una nuova stagione che non tarderà a portare i suoi frutti.

Infrastrutture

La grande incompiuta di questo territorio, come noto, è la Viterbo – Civitavecchia e la Regione ha intenzione di fare la sua parte. Anzi, sono già stati versati all'Anas 11,8 milioni per il primo lotto, pari al 10% dell’importo. Nel triennio sono previsti complessivamente 64 milioni. Nel corso dei lavori per la costruzione del tratto Cinelli –Monte Romano, la cui durata prevista è di 4 anni, la Regione stanzierà l'intera quota a suo carico: 118 milioni di euro appunto. Il problema più urgente, ora, è reperire i fondi necessari per l’ulteriore tratto di 17 km fino all’Aurelia in modo da completare l’intera opera. Un aspetto positivo già c’è: l’accantonamento del mega progetto da oltre 700 milioni di euro e la decisione di puntare ad un tracciato meno costoso. Voglio ricordare come il Consiglio, su proposta del sottoscritto e del consigliere Valentini, ha approvato un ordine del giorno collegato alla legge di bilancio, che impegna tra le altre cose la giunta a garantire, in tempi brevi, la progettazione dell’ultimo tratto. Non sono più tollerabili, inoltre, episodi come quello che ha riguardato il collegamento diretto tra l'area Cimina la superstrada Viterbo - Orte: sono disponibili da anni circa 11 milioni di euro mai utilizzati. Ciò è emerso dopo aver fatto una ricognizione presso gli uffici regionali competenti. Per questo a settembre si è svolta una conferenza dei servizi che dovrebbe portare a ridiscutere del progetto.

Termalismo

Una delle risorse che nel Viterbese per molto tempo è stata quasi accantonata è proprio il termalismo. La Giunta Zingaretti, modificando la legge precedente, ha riconosciuto al Comune di Viterbo la possibilità di espletare in maniera diretta la gara per la concessione del complesso termale ex Inps. Si tratta di un atto che, atteso da molto tempo, ha segnato un cambio di passo fondamentale per un settore che, con questo provvedimento, ha enormi potenzialità di rilancio economico. Ora è in discussione la legge regionale propedeutica al bando per l'assegnazione della gestione dello stabilimento termale. E’ all'esame della commissione e poi dovrà essere approvata dal consiglio. Confidiamo di completare l'iter in tempi brevi in modo da poter affrontare una programmazione seria e portare uno sviluppo solido al settore.

Agricoltura

Il settore riveste un’importanza strategica nella nostra provincia, con colture di qualità che vanno sostenute ed incentivate: vino, olio, nocciole, castagne solo per citarne alcune. Poche zone possono vantare una varietà così importante. Tra i grandi malati c’è di sicuro la castanicoltura, che ha bisogna di tutta la nostra attenzione. Nel mese di dicembre si sono svolti a Roma quelli che qualcuno ha ribattezzato “gli Stati generali della castanicoltura”. Si è trattato di un incontro, da me sollecitato, convocato dall’assessore all’Agricoltura Sonia Ricci e al quale hanno partecipato tutti gli attori interessati: produttori, associazioni di categoria, istituzioni. Sul cinipide è stato chiarito in maniera risolutiva che l’unico approccio possibile è quello della lotta biologica attraverso il torymus sinensis. Sappiamo che negli ultimi anni la presenza del cinipide, insieme al altre cause, ha portato alla perdita, sui monti Cimini, di qualcosa come 30 milioni di euro l’anno. E’ di queste ore la notizia secondo cui il Governo sta valutando lo stanziamento di fondi a favore della lotta al cinipide: sarebbe un grande segnale peraltro dovuto verso questi territori.

A proposito di contributi ai produttori (di cui si parla nelle leggi in discussione al Parlamento) il mio pensiero è che bisogna condizionare l’erogazione al rispetto di un disciplinare colturale, che va costruito con criteri rigorosi e che abbia come capisaldi la salvaguardia dell’ambiente e di pratiche colturali che possano ripristinare e garantire l’ecosistema naturale del castagno. Si tratta di una proposta che è stata rilanciata anche dallo stesso assessore Ricci.

Politiche del lavoro

Il lavoro è il problema dei problemi. Occorre innanzi tutto ridisegnare un quadro nazionale fatto non solo di rigore ma di opportunità di crescita: senza di esso è chiaro che le politiche regionali risultano parziali e non completamente efficaci. Dobbiamo continuare a intervenire nelle aree di crisi come Civita Castellana, dove c’è la necessità di misure nuove: fondi europei calibrati alle necessità, formazione, internazionalizzazione, marchio. Dobbiamo in generale cogliere l’opportunità dei fondi strutturali europei 2014 – 2020, senza parcellizzare in tanti rivoli le risorse, ma disegnarli a misura delle esigenze del territorio. E, ove possibile, condensare gli interventi in macro aggregazioni possibilmente territoriali. Già molto è stato fatto con il recupero di centinaia di milioni di euro che rischiavano la perenzione. Inoltre credo sia giunto il tempo di provvedimenti necessari a snellire i tempi della pubblica amministrazione. Questa è un riforma che può essere fatta a costo zero. Il fattore tempo è un fattore qualità perché le imprese hanno bisogno di risposte certe in tempi rapidi.

*Consigliere regionale del Partito democratico e presidente della sesta commissione

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