ANNO 16 n° 275
Egidi, Pd: ''Dobbiamo garantire una nuova stagione di sviluppo e di crescita''
30/12/2013 - 20:58

di Andrea Egidi*

VITERBO - Nel corso della stagione congressuale abbiamo ragionato su come migliorare la nostra funzione di governo. È fuori discussione infatti che il grado di responsabilità del PD nei confronti di queste terre sia aumentato in modo chiaro nel corso del 2013: una rinnovata rappresentanza parlamentare, un consigliere regionale, la maggioranza dei comuni della Tuscia. Oggi oltre il 65% dei residente nel viterbese sono governati da amministrazioni a guida PD e di centrosinistra.

Non abbiamo alibi: il governo della Tuscia, tranne l'esperienza imbarazzante della giunta Meroi in Provincia, è in mano al PD e spetta a noi mettere in moto le iniziative necessarie per far vivere in questo quadrante dell'Alto Lazio una nuova stagione di sviluppo e crescita.

Le priorità le conosciamo ed è su quelle che serve produrre un nuovo protagonismo che tenga conto del patrimonio enorme di cui dispone il PD, a partire dai nostri sindaci e dagli amministratori locali.

Sappiamo che la frontiera più esposta dentro questa pesante crisi è rappresentata dai comuni e ci rendiamo conto del fatto che fare l'amministratore o il sindaco oggi è un compito assolutamente difficile, talvolta impossibile. Conosciamo la loro solitudine di fronte ai tanti problemi e la difficoltà nel guardare oltre i confini dei loro centri, difficoltà dovute troppo spesso da un lavoro che tende a tamponare le urgenze di fronte a ristrettezze economiche sempre piu pressanti e alle maglie dei bilanci sempre più insidiose. Fare il sindaco in tempi d'austerity è cosa difficile.

Tuttavia il potenziale di cui disponiamo va messo a regime. Il primo obiettivo per il nuovo anno sarà realizzare una rete degli amministratori a sostegno del governo locale e collegare ad essa un nuovo assetto territoriale ed organizzativo del PD. Penso ad un forum per la governance locale, a un luogo di confronto sulle questioni dello sviluppo locale, aperto a professionalità e competenze esterne al PD per rafforzare la nostra elaborazione sui temi più significativi: servizi territoriali (idrico, sanitario, politiche sociali e sanitarie);  infrastrutture e pianificazione territoriale; ambiente e agricoltura; cultura e turismo; diritti di cittadinanza; sviluppo economico e distretto industriale.

Il forum dovrà aiutarci anche a comprendere come comportarci di fronte a una nuova prospettiva istituzionale che si sta affermando e che cambierà profondamente anche la Tuscia. Dobbiamo attrezzare una risposta credibile e funzionale rispetto al superamento delle province così come le abbiamo conosciute. Pongo domande che hanno a che fare con la storia e con il futuro di queste terre. Come cambierà il rapporto, già storicamente complicato, con la Regione Lazio? Come si inserisce questa vicenda con il grande tema dell'Area metropolitana di Roma? In sintesi, il nuovo assetto istituzionale farà crescere in modo equilibrato il Lazio o resteranno i forti squilibri di sempre?

Nessuno vincerà la sfida se non assieme ad altri, fosse anche il comune più grande dal punto di vista demografico e quindi importante dal punto di vista politico. Di fronte a interrogativi di questa portata dovremmo avere l'ambizione di fare un salto di qualità, culturale ancor prima che politico e organizzativo, nel nostro pensarci forza di governo e convincere anzitutto noi stessi che alla trasformazione dell'assetto istituzionale deve corrispondere una innovazione dal punto di vista politico ed organizzativo.

Per questo è utile pensare ad un nuovo modo di organizzare il PD sul territorio che sia anche da stimolo per le amministrazioni locali. Penso alla frontiera dell'associazionismo dei comuni e del gap che sconta su questo tema la nostra terra.

Tranne le esperienze storicamente riconosciute, vale a dire le due comunità montane, i consorzi di bonifica ed il consorzio Teverina, la Tuscia non vede aggregazioni istituzionali che tengono insieme più comuni sul versante della programmazione e dello sviluppo. È arrivata l'ora di guardare al governo con un orizzonte più ampio e non fermarci agli obblighi già previsti dalle leggi degli anni scorsi in termini di funzioni associate. Noi crediamo che strutturare il lavoro del PD con la definizione di aree omogenee possa essere utile anche per affrontare la sfida dell'associazionismo istituzionale. Una forma che renderà probabilmente anche più forte il rapporto tra il territorio ed i diversi livelli di governo: Regione, Governo nazionale e Parlamento Europeo.

La Tuscia è una provincia vasta, un territorio nel quale esiste la possibilità di organizzarci per aree omogenee dal punto di vista delle affinità socio-economiche e culturali, penso all'Alta Tuscia e Teverina, all'area della Via Amerina, ai Cimini e la Comunità montana, alla Valle del Mignone e alla Maremma.

In queste settimane abbiamo provato inoltre a far riscoprire l'importanza del livello di govrrno europeo. L'Europa per la Tuscia deve tornare ad essere l'orizzonte naturale sul quale collocare speranza di ripresa e sviluppo, il luogo nel quale riconoscersi per creare opportunità di crescita.

In assemblea provinciale abbiamo proposto di dare vita all'EuroLab2014 della Tuscia. Un laboratorio, un modo per coinvolgere su filoni specifici di lavoro tutti i delegati dell'assemblea (ognuno sceglierà a quale forum aderire) e tutti i nostri amministratori locali, oltre che i coordinatori del PD. Si tratta di sei Forum (sui temi sopra indicati) diretti da esperti che possano produrre analisi, elaborazione progettuale e proposte da consegnare alle candidate e ai candidati del PD per le elezioni europee Su ogni ''filone'', da qui a maggio costruiremo iniziative politiche per raccontare le nostre proposte. Inoltre chiederemo all'Università della Tuscia la disponibilità a mettere insieme un pool di docenti e ricercatori che ci aiuteranno a definire uno studio utile a comprendere i mutamenti e le trasformazioni economico sociali del territorio negli ultimi dieci-quindici annii.

Troppo spessola politica parla per slogan. Ciò accade anche per l'assenza di una lettura chiara e condivisa sulle trasformazioni subite dalla Tuscia nei decenni che abbiamo alle spalle. Un gruppo dirigente, per essere credibile, deve essere in grado di leggere lo stato attuale e deve avere più chiaro possibile come la propria terra sia cambiata per poter affrontare la sfida del governo e del cambiamento. L'obiettivo è arrivare ad uno studio approfondito sul quale costruire un dibattito pubblico che coinvolga imprese, mondo del lavoro e della cultura e provare a definire una nuova vertenza per lo sviluppo della Tuscia.

Questi tre impegni caratterizzeranno i primi mesi dell'anno e ci accompagneranno alle elezioni amministrative, turno nel quale candideremo personalità del centro sinistra e del PD dopo averli fatti scegliere con elezioni primarie.

Su questa parte di lavoro, si misurerà il nuovo gruppo dirigente eletto al congresso provinciale e si rafforzerà una nuova esperienza di direzione politica del PD, quella più giovane cresciuta in questi anni di intenso lavoro. Sui punti che ho richiamato abbiamo chiesto a tutte le componenti e le mozioni di accettare la sfida della gestione unitaria del Partito attraverso la definizione di una segreteria larga e plurale. Questo perché il PD non è solo di chi vince i congressi, seppur con risultati ampi, quanto perché vogliamo rafforzare una comunità, un patrimonio unico ed indivisibilee renderlo utile per il futuro di queste terre. E sfide di questa natura si vincono o si perdono insieme.

*Segretario Provinciale Pd

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