ANNO 16 n° 273
E' emergenza occupazione nella Tuscia
A fine 2012 si prevede una perdita
di altri 890 posti di lavoro
09/08/2012 - 04:00

VITERBO – Saranno 890 i posti di lavoro “bruciati” a fine 2012 in provincia di Viterbo. È quanto emerge dal rapporto del sistema informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro, con il quale vengono rilevate la domanda di lavoro e i fabbisogni professionali e formativi espressi dalle imprese dell’industria e dei servizi.

L’occupazione nella Tuscia diminuirà del 2,5%, oltre il doppio rispetto a quanto previsto sia per il centro Italia (-1,2%), che a livello nazionale (-1,1%). Nel Lazio, solo Latina avrà un calo altrettanto marcato. Una performance negativa che colloca il Viterbese al quarto posto in Italia, preceduta solo dalle province siciliane di Enna, Ragusa e Siracusa, per le quali si prevede un secco - 3%. E lontanissima dalle aree più virtuose come Bolzano, Piacenza e Lodi che limiteranno la perdita tra il 0,3 e lo 0,4%.

Nel dettaglio, nel Viterbese si prevedono 1.770 entrate (erano 3.220 nel 2011) e 2.660 uscite (erano 3.670 nel 2011). È il comparto industriale a soffrire di più, con una previsione di 500 entrate e 1.050 uscite, quindi con un saldo negativo di 550 unità, dovuto in primo luogo al comparto costruzioni, che perderà altri 320 posti di lavoro. Non va meglio nel comparto dei servizi, con 1.270 entrate e 1.610 uscite e un saldo negativo di -340 unità. Elevato il turn-over per il settore turistico-alberghiero che presenta un tasso di entrata del 16,7% e un tasso di uscita del 17,5%.

Il 26,1% delle nuove assunzioni sono da attribuire ad aspettative di crescita della domanda, mentre per il 27,4% i nuovi ingressi saranno finalizzati a sostituire dipendenti in uscita o assenti. Il 22,3% delle richieste di personale sono volte a coprire picchi di lavorazioni stagionali e solo l’8,3% rispondono alle necessità di espandere le vendite.

Rispetto alla tipologia di assunzioni il 71,3% è non stagionale e il 28,7% stagionale, con una concentrazione massima pari al 70% nelle attività degli alberghi e ristoranti e dei servizi turistici, dove stagionalità è una caratteristica insita nell’attività svolta. Le assunzioni di immigrati vanno da un minimo di 240 ad un massimo di 330 unità e sono concentrate nelle costruzioni, dove rappresentano dal 32,7% al 51,6% del totale.

Per quanto riguarda l’età, il 10,1% delle assunzioni si richiede fino a 24 anni, il 25,6% dai 25 ai 29 anni e il 26,7% tra i 30 e i 44 anni, mentre nel 34,0% dei casi l’età è indifferente. Considerando che per una quota rilevante di figure l’età non è ritenuta un requisito importante, 34% appunto, gli spazi per i giovani sono in realtà più ampi di quelli indicati. Per quanto riguarda le donne, il 17,8% delle imprese considera le donne più adatte a esercitare le professioni richieste, mentre il 47% preferisce gli uomini. Il 35,2% delle aziende, infine, assume senza alcuna preferenza di genere.

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