

VITERBO - Il sostituto procuratore di Grosseto Salvatore Ferraro ha inviato il fascicolo sulla morte di Andrea Nencini, il ciclista deceduto durante la tappa iniziale del ventesimo Giro della Maremma, alla Procura di Viterbo. L'ipotetico omicidio colposo, infatti, deve incardinarsi nel luogo in cui il referto medico di idoneità sportiva è stato redatto, cioè l'ambulatorio di un medico di Tuscania, dove il ciclista era stato visitato prima della gara. L'episodio risale allo scorso 17 marzo, quando Nencini, vigile del fuoco di 39 anni, sbandò con la sua bici e finì fuori strada, senza riprendere conoscenza.
Gli esami dei consulenti nominati all'indomani della morte di Nencini hanno dichiarato l'assenza di sostanze dopanti e la presenza del difetto all'aorta. Quest'ultimo elemento porterebbe a individuare una responsabilità nei confronti del medico sportivo che aveva firmato l'idoneità all'attività sportiva che – in base agli accertamenti e ai termini di legge – non avrebbe potuto rilasciare.
Pochi giorni dopo il fatto il medico viterbese era stato iscritto sul registro degli indagati, mentre il pubblico ministero aveva disposto il sequestro del certificato medico e la perquisizione dello studio di Tuscania.