ANNO 16 n° 275
Chiusura Erinna: si moltiplicano gli appelli a favore del centro
''Cronaca di una morte annunciata''
09/07/2011 - 15:35

Riceviamo e pubblichiamo una nota del Segretario Generale della CGIL di Viterbo Miranda Perinelli

E’ impossibile credere che le istituzioni non si possano far carico di sostenere un centro antiviolenza per le donne in tutta la provincia.

E’ impossibile credere che il Presidente dalla Provincia, pur avendo visitato il centro qualche mese fa perchè giustamente voleva rendersi conto di persona di dove fosse fisicamente collocato quel luogo dove le donne si rivolgono quando sono maltrattate, picchiate, abusate, oggi delibera nella sostanza, che quel luogo deve chiudere.

Il bando che la Provincia vuole pubblicare con la cifra a disposizione di 20 mila euro , sono del tutto insufficienti per dare un servizio così come è stato gestito fino ad ora, cioè con la presenza di figure professionali capaci di affrontare in maniera adeguata ed efficace i problemi delle donne che ci si rivolgono.

Non dobbiamo tutte e tutti dimenticare che quello, nella maggior parte dei casi, è considerato un rifugio per le donne, in situazioni di mortificazione e di vessazioni fisiche e psicologiche dove si sentono sicure, seguite e tranquille, e da quel luogo, una volta che ci arrivano, possono ricominciare a vivere, a sentirsi persone che possono riconquistare la propria dignità.

Per quanto ci riguarda, uomini e donne del la CGIL, contrasteremo ogni volontà di far chiudere il centro, e ci adopereremo affinchè possa vivere.

E’ evidente che in questo è coinvolta anche la Regione Lazio, dove tra l’altro c’è una Presidente donna che non può non essere sensibile al problema, no non può proprio. Chiudere il Centro è una profonda ingiustizia e come tale va contrastata.

Il Segretario Generale della CGIL di Viterbo

Miranda Perinelli

 -------------------------------------------------------------------------------------------

Riceviamo e pubblichiamo una nota dell'ex presidente della Provincia di Viterbo Alessandro Mazzoli:

Caro Marcello,

nel corso di questi mesi ho scelto di non intervenire pubblicamente nel dibattito politico che si è svolto nel nostro territorio.

L'ho fatto sia perché è cambiato il mio ruolo, sia per rispetto nei confronti di chi è arrivato dopo di me alla guida della Provincia di Viterbo. E, ti assicuro, questo rispetto è sentito e sincero.

Se oggi mi rivolgo a te è per chiederti, senza spirito polemico o di parte, uno sforzo per scongiurare la chiusura definitiva del Centro Antiviolenza sulle donne della nostra provincia.

Quando, negli anni scorsi, scegliemmo di avviare l'esperienza del Centro a Viterbo, con la collaborazione preziosa dell'Associazione Erinna, lo facemmo nella convinzione di recuperare un ritardo del nostro territorio davanti alla drammaticità del fenomeno della violenza sulle donne.

Ci impressionarono i numeri.

In Italia, in un anno, un milione di donne subiscono violenza, fisica o sessuale.

Mentre i media ci parlavano della violenza subita dalle donne nei luoghi di guerra, nei paesi dove c'è odio razziale, dove c'è ignoranza, povertà, la realtà vera per noi ci diceva che in Italia oltre 7 milioni di donne hanno subito almeno una volta nella vita una forma di violenza fisica o sessuale.

Sono dati dell'Istat e del Viminale, che riportano un altro dato avvilente: le vittime, soprattutto fra i 25 e i 40 anni, sono in numero maggiore donne laureate e diplomate, dirigenti e imprenditrici, donne che hanno pagato con un sopruso la loro emancipazione culturale, economica, la loro autonomia e libertà. Da noi ( come nel resto del mondo) la violenza è la prima causa di morte o invalidità permanente delle donne fra i 14 e i 50 anni. Più del cancro. Più degli incidenti stradali. Una piaga sociale, come le morti sul lavoro e la mafia.

Se così era ed è in Italia, come era e come è in provincia di Viterbo?

Da qui la scelta di collaborare con l'Associazione Erinna. Sia per offrire un punto di riferimento, un conforto, una parola, un aiuto per tutte le donne vittime di violenza, sia per capire meglio il fenomeno nei nostri territori.

E' stato importantissimo il lavoro di questi anni. Il Centro Antiviolenza è una finestra aperta su un problema enorme: un dramma generalmente coperto da un silenzio colpevole che nasconde la realtà e che finisce per assolvere gli uomini che commettono la violenza e lascia le donne, le vittime, nella solitudine.

Nel corso di questi 5 anni il Centro ha seguito circa 250 donne maltrattate. Senza contare le segnalazioni di violenza che hanno via via ricevuto. E senza contare che oltre il 90% di donne che subisce violenza non fa alcuna denuncia.

Per questi motivi, caro Marcello, non sono affatto animato da uno spirito di contrapposizione politica o partitica. Penso, e sono certo che converrai con me, che questo sia un problema che riguarda tutti e investe il grado di consapevolezza di una comunità; in questo caso la nostra.

So perfettamente qual è la ristrettezza di risorse degli Enti Locali. E so anche che più andiamo avanti e peggio sarà da questo punto di vista.

Sento però, come lo sentivo qualche anno fa, che 30.000 euro (che sono molti per una Provincia con i tempi che corrono) sono davvero pochi se pensiamo al dramma di tante donne e di tante famiglie.

Conosco la tua sensibilità e la tua attenzione e mi auguro che presto possa esserci una suluzione.

Buon lavoro e a presto.

 Alessandro Mazzoli

---------------------------------------------------------------------------------------------

Riceviamo e pubblichiamo una nota del consigliere comunale del Pd Alvaro Ricci

La chiusura del centro antiviolenza ERINNA, per mancanza di fondi, ha dell’incredibile.

L’indignazione, mista a preoccupazione, manifestata da cittadini, rappresentanti delle istituzioni è la testimonianza di quanto la società si senta colpita da tale incredibile fatto.

Una società che vuol definirsi civile non può prescindere dai valori della solidarietà, dell’accoglienza, della difesa dei più deboli.

Nessuno deve restare e sentirsi solo, figuriamoci chi è oggetto di violenza, spesso nascosta e quindi vissuta in solitudine, come quella che vivono, purtroppo tante donne offese nella loro dignità e nel loro essere.

Chiederò al Sindaco Marini, di prendere posizione e far sentire la voce della città di Viterbo, affinché vengano garantiti i fondi necessari all’associazione Erinna per continuare la sua insostituibile azione.

Sono certo che lo farà.

Alvaro Ricci

Consigliere Comunale PD Viterbo

 

---------------------------------------------------------------------------------------------

Riceviamo e pubblichiamo la nota del sindaco di Oriolo Romano Graziella Lombi

'Come donna e come Sindaco del comune di Oriolo Romano esprimo indignazione in merito alla imminente chiusura del Centro antiviolenza Erinna, unico punto di riferimento nella Tuscia, per tutte quelle donne che quotidianamente sono vittime di violenze e molestie.' Comincia cosi la lettera del sindaco di Oriolo Romano, Graziella Lombi, in merito alla chiusura del centro antiviolenza Erinna a Viterbo.

'Dieci anni di lavoro, impegno ed ascolto vengono cancellati da una sconsiderata politica dei tagli- continua il sindaco- Il centro antiviolenza ha garantito , in modo costante, l’accoglienza ed il sostegno a molte donne in difficoltà, aiutandole ed incoraggiandole a ricostruire la propria vita.'

La Lombi continua dicendo:'Il Centro Erinna con la sua sede fisica dal 2006 in Corso Italia a Viterbo è da sempre un luogo di aiuto e ascolto contro la violenza e la discriminazione di genere. La chiusura rappresenta un’offesa alla dignità di tutte quelle donne che al Centro si rivolgono e a tutte quelle che in esso volontariamente lavorano. In una società come la nostra, dove la donna rappresenta l’elemento indispensabile per la crescita del Paese e dove le pari opportunità sono ancora un traguardo da raggiungere, le risorse per le politiche sociali vengono ridotte drasticamente. Condivido il pensiero di chi dice che non basta indignarsi, sono convinta che sia necessario scendere in campo immediatamente.'

Alla fine della sua lettera un'esortazione: 'La nostra Amministrazione Comunale, in larga parte rappresentata da donne, si impegnerà a sostenere la battaglia nelle sedi istituzionali di Provincia e Regione, affinché la convenzione tra il Centro Erinna e l’Amministrazione Provinciale di Viterbo venga ripristinata. Invitiamo altri Sindaci della provincia a sostenere Erinna manifestando il proprio diniego alla chiusura ed esprimendo la propria solidarietà alle donne che nel Centro lavorano affinché proseguano quel percorso che ha permesso a molte di continuare a sperare.'

 

Riceviamo e pubblichiamo la nota del segretario provinciale del Pd Andrea Egidi:

La notizia della chiusura, dopo anni di preziosa attività, del Centro antiviolenza Erinna è un duro colpo per quanti credono sinceramente nella necessità di avere punti di riferimento per i soggetti più deboli.

Il grado di civiltà di un territorio, di una provincia, si misura anche attraverso l’attenzione che viene posta da chi ha responsabilità di governo verso le persone che hanno bisogno di aiuto, di sostegno. Le donne rappresentano una risorsa irrinunciabile per la nostra società. La politica ha il dovere di investire - ancor di più in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo - sul loro lavoro, sulla loro vita, sulla loro serenità. Non è accettabile che su questo, in modo superficiale e sbrigativo, si operino dei tagli senza preoccuparsi delle conseguenze che decisioni di questa natura comportano per la vita delle persone in difficoltà.

La Giunta Meroi ha dimostrato di non avere nei fatti alcuna sensibilità da questo punto di vista.

Mi domando se questa odiosa vicenda sia il primo frutto di un bilancio, quello approvato in questi giorni, che abbiamo gia definito come carente e chiaramente inadeguato rispetto a cio che la Tuscia si aspetta dall'Amministrazione provinciale.

Fatto sta che sulla voce relativa alle politiche sociali troviamo una fortissima riduzione, a nostro avviso inspiegabile, delle risorse.

Con la decisione assunta viene smantellata una realtà che nel corso di questi anni era cresciuta. Negli anni scorsi la Giunta Mazzoli, anche grazie ai contributi regionali aveva costruito le condizioni per rafforzare nel tempo questa esperienza. Oggi tutto cio' e' cancellato.

Il Centro Erinna ha rappresentato l’unica possibilità per donne vittime di molestie e violenze la cui vita è spesso segnata in modo indelebile. Oggi la Tuscia e' più povera, più debole.

Come Partito Democratico ci impegneremo per evitare che questa decisione irresponsabile diventi definitiva in tutte le sedi opportune.

Siamo convinti che su temi fondamentali, come il rispetto delle persona e il diritto ad una vita sicura, non possono esserci sconti di impegno e di attenzione. Noi non ne faremo.

Alle volontarie del centro mi sento di esprimere la vicinanza più sincera, mia e del PD, consapevole che tali sentimenti non basteranno a risolvere questa vicenda. E' proprio per questo che da subito proveremo a capire quali potranno essere in concreto le iniziative da intraprendere per non far chiudere il Centro Erinna.

---------------------------------------------------------------------------------------------------

Riceviamo e pubblichiamo la nota del consigliere regionale del Pd Giuseppe Parroncini:

Non è giusto, non è opportuno e non è neanche corretto. Chiudere il centro antiviolenza di Erinna è qualcosa che va contro la dignità delle donne, una dignità già gravemente offesa nello stesso momento in cui sono costrette a rivolgersi a questa struttura.

E’ una questione di cultura, di civiltà, di sensibilità che viene meno all’improvviso. Anzi, fuori tempo massimo. La decisione della Provincia di troncare una convenzione in scadenza solo nel 2012 infatti è grave, perché mina profondamente il senso di solidarietà fino a oggi garantito dall’istituzione, annulla un lavoro portato avanti con impegno da volontari che hanno esperienza nel sostenere donne vittime di abusi e violenze. Non tutti possono farlo, non si capisce dunque il motivo di questo passo indietro.

Il centro antiviolenza deve continuare a vivere con Erinna e il compito delle istituzioni è quello di sostenerlo, non di voltargli le spalle. Perché significa voltare le spalle a chi ha bisogno di aiuto. Rivolgo dunque un appello alla Regione Lazio affinché verifichi la possibilità di garantire continuità a questa struttura. Si finanziano cose molto più futili, si trovi il modo di non disperdere un patrimonio così importante. L’impegno economico per la Regione sarebbe irrisorio: basta volerlo.

---------------------------------------------------------------------------------------------------

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Giulia Arcangeli:

Non si può tacere. Non si può leggere e indignarsi, magari, ma poi lasciare che tutto continui come prima ma senza il Centro antiviolenza di Erinna.

La notizia che il Centro sarà chiuso ci rende tutti più poveri. Più poveri nei valori, più poveri nell’opportunità di offrire alle donne una sponda sicura, più poveri come cittadini della Tuscia. Perché l’accoglienza e l’ascolto alle persone in difficoltà che in questi anni il Centro ha garantito non sono fatti di cronaca derubricabile a ordinaria quotidianità. Sono stati per delle persone in carne ed ossa che ne avevano un disperato bisogno, l’approdo tranquillo da cui ripartire per provare a ricostruire una vita serena.

Mi piace ricordare alcune parole pronunciate da una grande donna, il premio Nobel per la pace, Aung San Suu Kyi “Un’esistenza significativa va al di là della mera gratificazione di necessità materiali. Non tutto si può comprare col denaro, non tutti sono disposti ad essere comprati. Quando penso a un paese più ricco non penso alla ricchezza in denaro, penso alle minori sofferenze per le persone, al rispetto delle leggi, alla sicurezza di ciascuno, all’istruzione incoraggiata e capace di ampliare gli orizzonti. Questo è il sollievo di un popolo”.

È per questo che, ancor di più nei giorni in cui le donne coraggiose che hanno iniziato a risvegliare il nostro Paese lo scorso 13 febbraio si ritrovano a Siena per discutere del futuro del loro movimento, l’appello che come donna, cittadina di questa comunità, voglio lanciare è un appello alle istituzioni (l’amministrazione provinciale in primis, ma anche ai Sindaci e ai rappresentanti regionali ciascuno per le proprie competenze) perché questa scelta venga rivalutata.

Non c’entra solo la politica, se per politica si intende la contrapposizione tra centrodestra e centrosinistra. C’entra il livello di civiltà di una comunità. E quando questo livello si abbassa terribilmente, con scelte come questa, non può esserci assuefazione, né inerte riprovazione.

C’è un momento in cui ciascuno di noi è chiamato a dare il suo contributo. Questo è il momento di far sentire la voce di chi vuol difendere un patrimonio di esperienza e di solidarietà di cui essere grati a Erinna e a tutte le volontarie che in questi anni si sono impegnate nel Centro.

Facciamo levare la voce di chi si vergogna e non si rassegna a questo arretramento. Subito. Non possiamo aspettare, è questo il momento.

Se non ora, quando?

-------------------------------------------------------------------------------------------------

Riceviamo e pubblichiamo la nota del Partito della Rifondazione Comunista, Federazione Provinciale di Viterbo:

Era solo febbraio 2011 quando un movimento di piazza scese in campo per ribadire la necessità di mantenere in vita e sostenere il centro Erinna, l’unico nel Viterbese a fornire assistenza fisica e psicologica alle donne vittime di violenza.

Il 14 marzo il presidente della provincia Meroi ribadiva “che non è mai stata intenzione della provincia interrompere la collaborazione con Erinna”. Con la schizofrenia che contraddistingue l’attuale amministrazione provinciale invece il centro Erinna è costretto alla chiusura dal mancato rinnovo della convenzione.

La tutela delle donne, è una questione ben lontana da proclami femministi d’altri tempi, è un fenomeno drammaticamente radicato nella società di oggi, e l’indifferenza e il silenzio sociale sono la “normalizzazione” di un fenomeno di accanimento sui più deboli trasversalmente chiaro in tutti gli ambiti della società italiana. Occorre ricordare inoltre ai decantatori della sacra famiglia italica che la violenza sulle donne, in provincia come nel resto del Paese, avviene soprattutto in famiglia, coinvolgendo spesso i minori: il sostegno che Erinna offriva alle vittime di violenza serve soprattutto per abbattere questo il muro di gomma.

La chiusura del centro costituisce una degenerazione pericolosa per le conquiste fatte in termini di pari opportunità, per questo chiediamo con forza che venga ripristinata la convezione tra Erinna e l’amministrazione provinciale e che vengano stanziati fondi adeguati al mantenimento e allo sviluppo del centro- antiviolenza, auspicandoci che invece che chiudere prolifichino esperienze come queste.

Ribadiamo il pieno sostegno a Erinna affinchè continuino la propria attività con lo stesso coraggio, forza e la determinazione dimostrata in questi anni.

-----------------------------------------------------------------------------------------------------

Riceviamo e pubblichiamo la nota di Umberto Cinalli (SEL Viterbo):

Qual’è la situazione della questione della violenza di genere nel nostro territorio?

In occasione dei primi 10 anni di attività, le volontarie di Erinna hanno pubblicato un volume che raccoglie i dati sulla realtà locale: erano 870 i casi di violenza subiti dalle donne in provincia di Viterbo nel 2009, venuti a conoscenza del centro di ascolto e aiuto Erinna. Ma il numero delle violenze sessuali, fisiche, psicologiche ed economiche effettivamente avvenuti erano – e sono annualmente - molti di più.

Violenza soprattutto nella mura domestiche, in famiglia; che quando non arrivano alla denuncia (rara) e vissuta nell’intimità sofferta di silenzi che umiliano.

Fare autocritica non basta. Occorrono strumenti per comprendere e per agire. Erinna è una realtà di riferimento: in verità l’unica nel suo genere nel nostro territorio. Imperfetta come possono esserlo le realtà sempre in sofferenza, con risorse scarse.

Assolve ad un ruolo al quale gli sportelli ed i servizi pubblici non possono tendere, perché l’incontro nella vicinanza tra donne – dove viene rivissuto il racconto delle violenze – non può sempre essere “istituzionalizzato”. Occorrono esperienza e sensibilità: è necessario individuare occasioni che incoraggino le vittime ad aprirsi, a sopportare il peso della denuncia che è quasi sempre una lacerazione ulteriore.

L’Amministrazione Provinciale deve assumersi delle responsabilità, così pure gli amministratori pubblici in generale. Il presidente Meroi non può e non deve rimanere in disparte (per la sensibilità che gli è stata sovente riconosciuta) così gli altri politici di riferimento (Marini, Allegrini, Parroncini, Gigli).

Il disimpegno su un tema come questo è complice ed è un segnale doloroso e inquietante.

Esprimiamo quindi solidarietà e vicinanza alle operatrici di Erinna.

----------------------------------------------------------------------------------------------

Riceviamo e publichiamo la nota di Daniela Bizzarri

E’ vero, al peggio non c’è mai fine! Forse qualche volta sono molto ingenua, lo riconosco, ma quando il Presidente della Provincia, Marcello Meoi, fece visita al Centro Erinna, ero quasi certa, che si sarebbe reso conto sia del lavoro da loro svolto, sia della loro serietà, ma soprattutto del loro sano e vero volontariato.

E pensare che quando fu firmata la convenzione tra Provincia e il Centro Erinna, quasi in concomitanza, in consiglio provinciale, (una delle poche volte) fu approvata all’unanimità la richiesta della Consigliera Lina Novelli, e mia, che in tutti i casi di violenza sulle donne di Viterbo e Provincia, lo stesso Ente, si sarebbe costituito parte civile.

Oggi il centro è costretto a chiudere, primo per interruzione della convenzione la cui durata scadeva nel 2012, secondo, stando alle dichiarazione dell’Assessore Bianchini “La provincia emetterà un bando di 20.000 Euro perché si tratta di una questione di equità e pluralità dell’offerta” ma che significa? (faccio notare che l’Assessore Bianchini sarebbe il mio assessore di riferimento per tutte le tematiche di mia competenza: non sono mai stata interpellata!)

Ma vi sembra possibile che le cose buone, valide, come il Centro Erinna, tra l’altro uno e unico nel nostro territorio, debbano essere annullate, vanificando 10 anni di lavoro, Vi sembra normale fare un bando per ricreare qualche cosa che già veramente esiste e anche egregiamente? Sono desolata, mortificata per le brave ragazze del centro, per la costanza ed il lavoro di Anna Maghi, presente in ogni sede, ma soprattutto preoccupata per tutte quelle donne, che avevano trovato in Erinna un grande punto di assistenza e di riferimento

E’ vero che siamo in un periodo di ristrettezze, ma spendere in ogni caso 20.000, e non lasciare l’Associazione Erinna con 10.000 non credo una provincia non possa permetterselo. Come l’assessore alla Cultura per la sua provincia mette in bilancio fondi per arricchire gli eventi a favore della popolazione, ritengo altresì che l’assessore Bianchini, anche unitamente all’Assessore alle politiche sociali del Comune, potrebbero fare la stessa cosa.

L’indignazione è sempre più forte quando penso a due cose: La prima: La somma di euro 30.000, è circa un quarto del compenso di un dirigente provinciale o comunale, quindi che ci sarebbe di male alleggerire leggermente quei compensi e distribuirli a chi ne ha veramente bisogno?

Seconda: Su un quotidiano ho letto che probabilmente la causa della chiusura del Centro Erinna, potrebbe essere la sua vicinanza a partiti di centro sinistra!

La domanda la rivolgo ai responsabili delle istituzioni, alla stampa, ai cittadini: le donne che subiscono violenze di ogni genere, come per altro i precari, le insegnati, gli studenti privi del tempo pieno, le 20 lavoratrici che oltre ad essere pagate per solo 10 mesi ora sono anche a rischio del posto di lavoro, hanno un colore politico? No, hanno solo tanti tanti problemi, e pur facendoli entrare nella politica, la politica poco o niente fa per loro.

Se non ci pensa chi dovrebbe essere preposto a farlo, dobbiamo impedire che il centro Erinna debba chiudere. Come fare? Cercare aiuto negli imprenditori, nelle banche, nelle aziende che sponsorizzano di tutto e di più, ma soprattutto dare il buon esempio.

Per quanto mi riguarda io voglio iniziare: Anche se modesto (Euro 400 lorde al mese, sono lontani i bei tempi) del mio compenso di Consigliera, saranno devolute al Centro Erinna.

Chissà se per caso anche i consiglieri provinciali e comunali potrebbero devolvere un gettone al mese?

Semplicemente con questo gesto, Erinna sarebbe salva, ed è veramente poca cosa.

In ogni caso anche se conto poco, voglio tranquillizzare tutte le bravissime ragazze del Centro, Anna Maghi per prima, che troveremo una soluzione, con o senza le istituzioni!

Daniela Bizzarri

Consigliera di Parità della Provincia di Viterbo

---------------------------------------------------------------------------------------------

Riceviamo e pubblichiamo dall'Associazione Fab(b)rica delle Donne

Il Centro antiviolenza Erinna è costretto a chiudere : la Provincia ha revocato la convenzione, lasciando un territorio come Viterbo e provincia privo di qualsiasi tipo di struttura in grado di dare aiuto, sostegno e accoglienza alle donne vittime di maltrattamenti, stalking e violenza.

Dietro la freddezza della notizia e delle parole c’è un mondo fatto di volontarie che si sono spese con grande sacrificio per ridare dignità e speranza a donne che a loro si sono rivolte per uscire dalla disperazione e dall’annientamento della violenza e con loro i minori, figlie e figli di queste donne, ai quali con altrettanta violenza viene condizionata la crescita e il futuro.

E tutto questo sembra ancora più assurdo perché il Centro Erinna, oltre ad essere” l’unico” è anche “unico” nella capacità di inclusione, sostegno, accoglienza ed ha ottenuto risultati eccellenti.

Ci domandiamo perché non sia stata mantenuta la convenzione almeno fino alla sua naturale scadenza e perché nel frattempo non si siano attivate le procedure per il rinnovo, come se il problema della violenza non riguardasse, se non in maniera marginale, il nostro territorio.

In questo c’è sicuramente un atteggiamento trasversale della politica che considera sempre quello che riguarda la condizione femminile un problema marginale e che è purtroppo frutto di una non cultura tutta italiana nei confronti delle donne , di cui la violenza, in tutte le sue forme, ne è l’espressione estrema .

La violenza sulle donne ha una sua precisa collocazione: è violenza di genere, è sopraffazione, è distruzione fisica e morale, è volontà di annientamento ed è per questo che occorrono per affrontarla persone preparate culturalmente e psicologicamente come lo sono le volontarie del Centro Erinna .

Inoltre l’Associazione Erinna è un centro di cultura di genere e formazione molto importante: promuove corsi di formazione e di informazione per adulti e nelle scuole , ha scritto e pubblicato il libro “ Al centro le donne”, ricerca e studio dello stato della violenza sulle donne nella Provincia di Viterbo, che abbiamo presentato a Fabrica di Roma lo scorso anno per la Giornata internazionale contro la violenza alle donne e i cui proventi sono stati devoluti interamente al Centro.

Senza il Centro ci sentiamo tutte più scoperte, più sole e faremo tutto il possibile perché la Provincia riveda questa sua incredibile decisione che offende, per la sua mancanza di valutazione dei bisogni e delle esigenze del territorio, la cittadinanza tutta e la dignità delle donne.

Associazione Fab(b)rica delle Donne

Facebook Twitter Rss