

VITERBO - ''L'azione gestionale dell'amministrazione, in persona sia di chi rivestiva funzioni deliberanti che strettamente amministrative è stata caratterizzata non solo da una consapevole violazione di norme di legge, ma da disordine programmatico, arbitrarietà decisionale, sovrapposizioni ed elusioni di funzioni amministrative, disordine contabile, carenza documentale, ma soprattutto da una visione privatistica nell'utilizzazione delle risorse pubbliche...''. Questo passo della sentenza con cui la Corte dei Conti ha condannato 16 tra amministratori e dirigenti comunali a risarcire oltre 3 milioni di euro la dice lunga su come, dal 2002 al 2007 sia stato gestito il Cev. Ma se la magistratura contabile si è soffermata sugli aspetti amministrativi, la magistratura ordinaria, in quei comportamenti ha ravvisato una lunga serie di reati, il più grave dei quali è l’associazione a delinquere.
L’inchiesta è scaturita da un rapporto inviato dalla Guardia di Finanza alla Procura della Repubblica di Viterbo e a quella regionale della Corte dei Conti, con il quale venivano segnalate una lunga serie di gravi irregolarità emerse durante un’ispezione nella sede del Cev. La più grave riguardava la corresponsione di somme “gonfiate” per la fornitura di servizi che, ad avviso delle fiamme gialle, furono causa di debiti fuori bilancio per Palazzo dei Priori.
Trentotto persone finirono sul registro degli indagati. Tra questi il sindaco dell’epoca Giancarlo Gabbianelli e tutta la sua giunta. Stessa sorte toccò a una vari dirigenti comunali. E ancora i vertici del Cev: dal presidente Attilio Moretti all’amministratore delegato Roberto Leone, morto durante la fase istruttoria.
Mentre la complessa inchiesta affidata ai Pm Paola Conte e Franco Pacifici procedeva, la Corte dei Conti condannava 16 tra amministratori e dirigenti comunali ha risarcire un danno erariale di oltre 3 milioni di euro. Il Pm ne aveva chiesti 7 e mezzo.
Infine, il 24 ottobre scorso, il Gup ha rinviato a giudizio 34 indagati su 37. Due sono stati giudicati con il rito abbreviato e assolti assolti con il rito abbreviato,
24 ottobre scorso. Dei restanti tre, due erano stati processati con rito abbreviato e assolti. Il terzo è l’ex dirigente comunale Giancarlo Maria Manetti, accusato di abuso di ufficio, è uscito di scena per prescrizione del reato.
Oggi prende i via il processo, ma c’è già chi parla di prescrizione in “agguato”.
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