ANNO 16 n° 38
Ceramica, Sberna: 'Fondamentale ristabilire condizioni di concorrenza equa per tutte le produzioni'
La vicepresidente del parlamento europeo appoggia la scelta Ue antidumping: 'Serve coerenza su tutto il fronte della competitivitą'
Alessandra
07/02/2026 - 06:51
di Alessandra Sorge

CIVITA CASTELLANA - “Rispetto a livelli di dumping incredibilmente elevati, si parla fino al 446,5% da prodotti cinesi, ci aspettiamo un'attenta analisi e valutazione sulle azioni da intraprendere da parte della Commissione europea, come si sta facendo ad esempio sulle stoviglie cinesi. Del resto, come Fratelli d’Italia-Ecr già da tempo chiediamo all’Europa di voler difendere concretamente le proprie filiere produttive da pratiche sleali che negli anni hanno colpito duramente imprese e posti di lavoro. Dobbiamo ristabilire condizioni di concorrenza eque per tutte le produzioni, così da tutelare la manifattura europea, a partire da settori strategici come quello ceramico che rappresentano eccellenze dei nostri territori', Antonella Sberna vicepresidente del parlamento europeo e membro dell'European Policy Ceramics Forum interviene in merito alla decisione della commissione europea di applicare dazi anti-dumping sul settore della stoviglieria per i prodotti provenienti dalla Cina (+79%) e sottolinea 'L' opportunità di orientarsi con gli stessi criteri anche in tutti i settori della ceramica', compresa ovviamente quella dei sanitari che a Civita Castellana vede il fulcro produttivo nazionale.

Nei giorni scorsi anche il presidente di Confindustria ceramica Augusto Ciarrocchi aveva esternato il proprio consenso, auspicando una scelta di tutela analoga anche per il settore della ceramica sanitaria, sulla quale attualmente non esistono dazi antidumping per la difesa commerciale (leggi qui la notizia)

'Serve coerenza su tutto il fronte della competitività - ha sottolineato ancora Sberna - Per questo è necessario avviare anche una revisione del sistema Ets che, nella sua attuale configurazione, pesa in modo sproporzionato sulle industrie energivore, aumentando i costi di produzione e comprimendo i margini di investimento, proprio nei comparti chiamati a sostenere la transizione ecologica. Per settori come la ceramica, l’acciaio, il vetro o la chimica, l’Ets rischia di tradursi in una penalizzazione strutturale rispetto ai concorrenti extra-Ue, che non sono soggetti agli stessi vincoli ambientali'.

'Chiediamo quindi all’Europa - conclude - un doppio sguardo. Difendere il lavoro europeo significa combinare politiche commerciali efficaci con un quadro regolatorio sostenibile, che non penalizzi chi produce in Europa. Una politica industriale forte e pragmatica, non ideologica, capace di salvaguardare occupazione, attrarre investimenti e garantire competitività alle nostre imprese, comprese quelle ad alta intensità energetica, che rappresentano un pilastro della manifattura europea. La ceramica è già leader mondiale in efficienza, innovazione e contenimento delle emissioni. Pertanto sia tutelato e non penalizzato un esempio virtuoso, rispetto a produzioni extra-Ue realmente inquinanti e artificialmente a basso costo”.






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