


VITERBO – Più borse di studio e nessuno escluso fra gli aventi diritto. È questa la novità annunciata dalla Regione Lazio, che grazie a un ulteriore stanziamento da oltre 35 milioni di euro consentirà lo scorrimento completo delle graduatorie per l’anno accademico 2025/2026 entro la fine di Aprile.

Dalla criticità alla svolta
Tradotto: anche gli studenti risultati idonei ma inizialmente non vincitori riceveranno il contributo. Un passaggio che porta il totale dei beneficiari a circa 38.800, per uno stanziamento complessivo che supera i 200 milioni di euro.
Una svolta che arriva dopo settimane di polemiche. Fino al 31 marzo, infatti, la situazione era ben diversa: con i primi scorrimenti annunciati da DiSCo Lazio erano tornati, dopo circa dieci anni, gli “idonei ma non vincitori”. Circa 6mila studenti, pur avendo i requisiti economici, erano rimasti esclusi dal contributo, facendo riemergere cosi il dibattito sul diritto allo studio.
L’impatto sul territorio
Un tema particolarmente sentito anche sul territorio, dove il costo degli studi pesa sempre di più. Tra affitti, trasporti e spese universitarie, per molti studenti – anche della Tuscia – il sostegno economico rappresenta spesso la condizione necessaria per poter proseguire il proprio percorso di studi.
A rivendicare il risultato è il presidente della Regione, Francesco Rocca: “Abbiamo stanziato oltre 200 milioni di euro, arrivando a coprire la totalità degli aventi diritto. Un risultato che azzera ogni polemica”.
Più risorse, più certezze
Un dato che segna anche un aumento rispetto agli anni precedenti, sia per numero di beneficiari che per importo medio delle borse, oggi intorno ai 5mila euro annui.
Sulla stessa linea l’assessore all’Università, Luisa Regimenti, che parla di “cifra record” e di un investimento necessario per garantire pari opportunità di accesso allo studio.
Un segnale importante, dunque, che arriva dopo le criticità emerse nelle scorse settimane e che punta a dare maggiore stabilità agli studenti e alle loro famiglie. Perché, soprattutto in territori come quello viterbese, il diritto allo studio passa anche – e sempre di più – dalla capacità di renderlo sul serio sostenibile.