ANNO 16 n° 274
Boom di negozi cinesi
nel Viterbese, Benedetti:
''Il mercato è saturo''
08/03/2013 - 13:48

TARQUINIA - “Il miracolo distributivo che viene dal lontano oriente”. A seguito delle voci sempre più insistenti circa l’imminente apertura di nuove attività commerciali da parte di operatori cinesi, oltre quelle già presenti, Enrico Benedetti, presidente Ascom locale e decano degli imprenditori interviene sottolineando l’anomalia della situazione.

“Stiamo vivendo una fase epocale dove è evidente lo sbilanciamento tra domanda e offerta. Il mercato è saturo e di continuo attività, anche di consolidata esperienza, chiudono i battenti. Al contrario gli operatori cinesi continuano ad aprire attività di medio-alte cubature andando ancora di più a riempire un mercato già di per sé saturo”.

Le grandi confederazioni del settore hanno già diffuso dati, a prescindere dalle implicazioni localistiche, dai quali si evince che, in diversi casi, l’impianto di esercizi di matrice orientale hanno posto problemi in materia di sicurezza sui prodotti, igienico-sanitaria, contributiva, tributaria e di altra natura.

Benedetti tenta di descrivere la situazione attuale. “E’ vero che le normative vigenti permettono l’apertura di queste attività ma altresì vero che l’anomalia tra domanda e offerta è sotto gli occhi di tutti, e dovrebbe esserlo ancor più dei numerosi organi deputati alla vigilanza e al controllo. Questa drammatica congiuntura da anni travaglia la nostra economia e noi imprenditori non riusciamo a venirne a capo nell’assillo quotidiano di pareggiare i costi con sempre più magri ed aleatori ricavi, per quanto cerchiamo di arrabattarci in mille modi, studiando ristrutturazioni, cambiamenti, tagli dei costi, innovazioni, promozioni. Come meravigliarsi dopo se tanti, troppi nostri colleghi, abbiano deciso di calare definitivamente le serrande ponendo la parola fine ad attività che, in molti casi, erano frutto dell’impegno e del sacrificio di diverse generazioni di imprenditori”.

Sul territorio tarquiniese già c’è un numero consistente di attività aperte da persone dell’universo cinese. “Non si tratta di un problema di campanilismo – spiega Enrico Benedetti- in un economia che tende sempre di più alla globalizzazione. Qui però stanno saltando tutti i parametri che regolano l’economia ed una leale concorrenza tra le attività. Liberalizzare non significa rinunciare alle attività di controllo”.

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