ANNO 16 n° 273
Biagioni: ''Il mio calcio, sacrificio e convinzione''
Messaggio alla squadra: ''Non dobbiamo temere nessuno''
31/03/2012 - 04:00

di Domenico Savino

VITERBO - Si presenta in tuta da allenamento scortato dal ds Manfra, dal vice presidente Graziani e dal dg Donsanti. Al primo giorno di scuola non mostra emozione, troppo abituato a certe platee per tradire ansia dalle sue mascelle. E' Oberdan Biagioni, il neo tecnico della Viterbese. Arrivato per sostituire Conticchio non ha l'aria di chi sta li per caso. Pochi concetti, ma tremendamente chiari. Recuperare la squadra dal punto di vista psicologico, il 4-3-3 e il senso di calcio offensivo come dogma, la necesità di ritrovare la convinzione giusta.

''Per me Viterbo rappresenta la storia, la serie D non gli compete e sono quì per fare qualcosa di importante, per realizzare il progetto di questa società'', attacca così il suo intervento Biagioni, dopo le presentazioni di rito da parte di Carlo Graziani ''non abbiamo preso un traghettatore, sappiamo che ha tanto lavoro da fare e l'obiettivo del mister è farci finire il campionato in maniera dignitosa gettando le basi per la prossima stagione, selezionando gli uomini che faranno parte dell'organico per il 2012-2013''.

A Manfra il compito di ringraziare Conticchio: ''Il calcio purtroppo è fatto così, Alessandro vuole bene alla Viterbese e si è fatto da parte, come allenatore non posso dirgli nulla. Biagioni ha un curriculum importante ed è lo abbiamo preso anche per questo''.

Poi è il turno di Biagioni: spazia su tutto il neo tecnico, non ha paura di affrontare tutti gli argomenti, le sue idee sono chiare: ''Sono un perfezionista sotto l'aspetto tattico e mi piace giocare con il 4-3-3 ma mi adeguo in base a quello che ho. Posso anche giocare con il 4-4-2 o 4-2-4. Di certo domenica non vedremo la Viterbese che ho in mente, ma voglio che la mia squadra pratichi un gioco offensivo e propositivo''.

Concetti che hanno un sapore zemaniano, il tecnico boemo è stato stato mentore di Biagioni: ''Il 4-3-3 è un modulo che permette di occupare tutto il campo, per molti è il massimo della tattica offensiva con la differenza che il pressing si fa 20 metri più in avanti. Tuttavia la differenza è data dalla mentalità e per questo sto parlando con i ragazzi per capire le loro esigenze. Devono dimostratre attaccamento alla maglia. Per risolvere situazioni come quella della Viterbese serve il bastone e la carota: se c'è rispetto reciproco da me avranno tutto''.

Il discorso cade sui singoli e su Majella nelle ultime giornate sempre in panchina, lontano dalle scelte tecniche: ''Ho bisogno di gente concentrata, se tirano fuori ciò che hanno dentro possono fare molto bene e Majella è uno di loro. Per me gioca chi è più in forma. Che abbia 15 o 35 non fa differenza''.

Quando gli viene chiesto se in gruppo ha già individuato il ''Biagioni'' della situazione risponde: '' Se ci fosse non lo farei giocare perchè vorrebbe dire che si allena poco''. Bastone, carota e rispetto.

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