ANNO 16 n° 274
Archeologia - Aperta camera inesplorata
nel Tumulo della Regina
13/08/2011 - 12:45

Una camera di piccole dimensioni, 4 x 2,5 metri, intatta, corredata con intonaci dipinti, invasa da terriccio nella parte anteriore, mentre la parte posteriore e' libera e lascia intravedere dei manufatti che potrebbero essere dei letti funerari o le componenti in pietra di un altare. E' quanto si sono travati davanti gli archeologi dell'Università di Torino e della Soprintendenza all'Etruria Meridionale quando, dopo 2700 anni, hanno rimosso la grande lastra di pietra che sigillava l'ingresso di una camera secondaria, scoperta nei giorni scorsi, nel cosiddetto Tumulo della Regina, nella necropoli di Tarquinia.

''Probabilmente - dice il professor Alessandro Mandolesi, direttore degli scavi - quello appena rimosso potrebbe essere l'ultimo grande lastrone in pietra giunto intatto fino a noi. Nei prossimi giorni - aggiunge - effettueremo accurate indagini nell'ambiente riportato alla luce, nel quale, al momento, si possono rilevare tracce del raro intonaco originario e altro materiale archeologico''.

Il Tumulo della Regina e' un'imponente struttura architettonica di circa 40 metri di diametro, costruita per un personaggio di spicco del VII secolo a.C., vicino alla figura dei re etruschi, i ''lucumoni''. Il sepolcro si ispira a tombe reali che si ritrova soltanto nella necropoli regale di Salamina, nell'isola di Cipro. Secondo Mandolesi ''e' molto probabile che il modello sia stato introdotto in Italia centrale da architetti di formazione orientale, sbarcati a Tarquinia circa 2700 anni fa''.

Le ricerche - condotte a partire dal 2008 dall’Università degli Studi di Torino, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Etruria Meridionale e dal comune di città di Tarquinia, hanno rivelato la presenza, nella parte anteriore del sepolcro, di un largo accesso praticabile, probabilmente coperto in origine da una grande tettoia, utilizzato per le celebrazioni in omaggio al nobile defunto.

Durante la campagna di scavo del 2010 sono stati scoperti, in questo ambiente, i resti di un rarissimo intonaco in gesso alabastrino, secondo una modalità nota nel Vicino-Oriente (Cipro, Egitto, area siro-palestinese). Si tratta di un esempio di rivestimento murario, finora sconosciuto in Italia, presumibilmente realizzato da maestranze specializzate provenienti dal Levante mediterraneo.

Ma le sorprese non sono finite: in alcuni punti sono emerse tracce di decorazioni dipinte rappresentate, allo stato attuale, da una larga fascia rossa che doveva svilupparsi sui tre lati dell'ingresso, al di sotto e al di sopra della quale si individuano delle raffigurazioni di probabile significato religioso. Fra queste, una figura di difficile lettura disegnata con contorno in rosso e campita in nero. La corposa immagine ha un evidente andamento sinuoso che la avvicina a motivi vegetali o animali del repertorio orientalizzante. Nella parte bassa si sono invece riconosciuti un unguentario di tipo corinzio e forse la mano di un personaggio. L’importanza di questo intonaco dipinto ha reso necessario l’intervento dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro.

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