


di Davide Savino
AMATRICE - C'è una poesia che dice: ''Passa tranquillamente tra il rumore e la fretta e ricorda quanta pace può esserci nel silenzio''. Ed è proprio il silenzio che si sente tra le strade di Amatrice passando tra le macerie, a poco più di un mese dal terremoto di magnitudo 6.0 che ha distrutto il paese in provincia di Rieti. Un silenzio profondo e disarmante, che ti porta a riflettere su quello che è successo qui alle 3,36 della notte tra il 23 e il 24 agosto scorso. Pensieri che ti fanno mancare il respiro mentre guardi i resti delle case sventrate e capisci che il sisma, oltre al paese e la vita delle persone, si è portato via anche i ricordi di chi è sopravvissuto.
Oggi Amatrice è ancora ferita, ma le persone vogliono ritrovare la normalità, i bambini vanno a scuola, la gente riordina i pensieri e le poche cose scampate al sisma. Da qualche giorno ha riaperto anche un negozio di ferramenta: piccoli passi silenziosi, com'è silenzioso il grande aiuto che stanno dando protezione civile, carabinieri, polizia, militari, vigili del fuoco, croce rossa, polizie locali da tutta Italia e tutte le associazioni di volontari.
Camminando nel centro si incontrano gruppi di volontari della protezione civile, sulle magliette di alcuni di loro c’è scritto Acquapendente. ''Siamo qui da una settimana - dicono -, con il nostro responsabile Carlo Galli, ci diamo il cambio ogni 15 giorni, stiamo lavorando senza sosta, ci sono molte cose da fare. ci sono anche squadre di Viterbo e di tutta la provincia viterbese in generale''. Nessuno meglio di loro può avere il senso di come è la situazione qui. ''ll lavoro è tanto, ogni gruppo è addetto a una mansione specifica - spiegano -, bisogna coordinare l’assistenza ai sopravvissuti, gestire gli aiuti che arrivano, insomma non è facile''.
Per entrare nel centro del paese bisogna essere accompagnati dai vigili del fuoco, le macerie sono pericolanti e rischiano di crollare. Dunque, per precauzione, i residenti si fanno accompagnare tra i resti delle loro case per recuperare ciò che il sisma non ha distrutto. Un signore sui 70 anni si siede su dei calcinacci e dice al pompiere che lo accompagna: ''Potrebbe essere quella o l’altra, non lo so, non trovo la mia casa''.
Si cammina sulle macerie tra abitazioni e negozi sventrati, ovunque ti volti ci sono oggetti comuni, mobili, vestiti, cose di tutti i giorni mischiate a pietre, ferro, polvere. Alcune facciate delle case sono ancora in piedi, dalle pareti mancanti si intravedono salotti, camere da letto, bagni e cucine, è tutto al loro posto tavoli, sedie, divani proprio come in una casa delle bambole. Tutto tace come l’orologio sul campanile fermo alle 3,36.

Uscendo dal centro e andando verso la periferia del paese si vedono i campi di tende blu messe a disposizione dalla protezione civile delle Regioni Lazio, Friuli Venezia Giulia e Trentino. A breve sarà montato anche il campo della Lombardia. C’è anche un campo Ampas, dove c’è la mensa che offre primo, secondo e contorno, da bere acqua, sia a pranzo che a cena. Sulla cucina c’è un grande cartello con la ricetta degli spaghetti all’amatriciana, con tanto di spiegazione e dosi per due persone. Anche se il sisma si è portato via tutto, non è riuscito a portarsi via le tradizioni che qui, adesso, sono su un cartello appeso al muro che tutti possono vedere.
''Ci stanno mandando tanto cibo sia da Viterbo che da tutto il Viterbese - dice uno dei cuochi -. Sono qui da poco, vengo da Roma, ma mi hanno detto che nei primi giorni proprio da Viterbo e provincia, sono arrivati anche molti indumenti importantissimi consegnati ai sopravvissuti che avevano appena perso tutto''. La macchina della solidarietà sta funzionando, da Viterbo e dal resto d’Italia sta arrivando tutto quello che occorre per prepararsi all’inverno.
Intanto un escavatore dei vigili del fuoco sta buttando giù i resti pericolanti di una casa. ll lavoro da fare su edifici e macerie è immenso e ci vorrà molto tempo prima che venga ricostruita la prima casa dopo il sisma. La gente del posto parla a bassa voce e spesso non vuole dire niente, per loro basta fare un giro nel centro per capire. Ed in fondo è così. La strada verso la normalità è ancora lunga, ma qui tutti l’hanno già imboccata e in silenzio la stanno percorrendo.
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https://www.youtube.com/watch?v=M8rGwopAAkQ&feature=youtu.be
https://www.youtube.com/watch?v=kS89fwKQ1pI&feature=youtu.be