

di Fabio Tornatore

VITERBO - I dati peggiori della regione: la provincia di Viterbo scala tristemente la classifica dei morti sul lavoro in rapporto agli occupati. In zona rossa nei mesi di giugno e luglio (19esima e 28esima posizione), e in zona arancio ad agosto (38esima posizione). A rendere noti i numeri è l'Osservatorio sicurezza sul lavoro Vega, basati sui dati INAIL, che quindi non tiene conto, comunque, dei morti di lavoro irregolare.
Settimana nefasta, dunque, quella che volge al termine per ciò che concerne le vittime del lavoro: due i deceduti in una sola giornata, tre in una settimana, sono troppi, insopportabili, in una provincia che oltretutto punta allo status di Capitale della Cultura. E si torna quindi a parlare di sicurezza, 'cultura della sicurezza', di morti sul lavoro e di prevenzione. 'In Italia manca una cultura della sicurezza sul lavoro' spiega per l'appunto Luca Paolocci, esecutivo nazionale Cobas per il lavoro privato 'e mancano i controlli. L'Inail ha dichiarato che lo scorso anno, a livello nazionale, su 8191 imprese controllate il 93% non era in regola con le norme, e che ogni azienda 'rischia' di essere ispezionata una volta ogni 20 anni. Spesso le norme' continua Paolocci 'non vengono messe in pratica dalle aziende, con corsi di formazione per i lavoriatoiri in alcuni casi fittizi e nessuna vigilanza da parte dei responsabili. Come Cobas abbiamo anche pubblicato una ricerca effettuata a Viterbo nella quale si evidenzia come l'80% dei lavoratori del commercio da noi interpellati non sappia chi sia il responsabile della sicurezza nell'azienda per la quale lavora. La cultura della sicurezza quindi non è patrimonio di tutti. E dovrebbe esserlo, come è necessario aumentare i controlli, invece di diminuirli: sempre l'INAIL ha fatto sapere che nel 2023 ha avuto a disposizione 200 unità di personakle ispettivo, 10 in meno dell'anno precedente. Invece' conclude 'dovrebbe esserci un aumento di ispezioni e organi ispettivi, con un coordinamento efficace, bisognerebbe controllare che si rispettino tutte le norme, che si facciano fattualmente i corsi per i lavoratori e che i Responsabili della Sicurezza sul Luogo di lavoro sia veramente di tutti i lavoratori'.
I dati dell'Osservatorio Vega raccontano di un aumento dei morti del lavoro iniziato lo scorso anno: a livello nazionale l'incidenza sul numero di occupati è passato da 18,6 a 18,7; nella regione Lazio da 15,5 a 20,2.