ANNO 16 n° 274
Zingaretti: ecco cosa non convince
Sotto la lente la testimonianza relativa ai contatti per la gara Cup

VITERBO - L’iscrizione nel registro degli indagati risale a venerdì scorso anche se la notizia a livello mediatico, anticipata lunedì da Il Sole 24 Ore, è stata rilanciata ieri. Il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, è indagato per una presunta falsa testimonianza.

La dichiarazione sospetta è relativa alla testimonianza del presidente del Lazio sulla presunta spartizione dell’appalto per il servizio Recup della Regione, capitolo per il quale è finito sotto processo e poi archiviato il suo ex capo di Gabinetto, Maurizio Venafro.

Zingaretti fu chiamato a testimoniare dalla difesa di Salvatore Buzzi, ex ras delle coop.

I magistrati della X sezione dicono che Zingaretti ''ha reso testimonianza escludendo radicalmente e con indignazione qualunque contatto con chiunque (Gramazio, Venafro, Cionci, Forlenza, Marotta) per la gara Cup (Centro unico di prenotazione ndr), di cui si sarebbe occupato solo a livello di indirizzo politico nella fase della programmazione. E tuttavia tali dichiarazioni non risultano convincenti alla luce dello stretto rapporto di amicizia di Zingaretti con Cionci (che peraltro avevano facili occasioni di incontro lavorando vicini) e del rapporto di assoluta fiducia tra Zingaretti e Venafro (per come affermato da Zingaretti), delle intercettazioni telefoniche sopra viste sui rapporti tra Buzzi, Forlenza e Cionci durante lo svolgimento della gara, del valore ingente della gara medesima, nonché delle dichiarazioni di Venafro e Scozzafava (di cui appresso) e della figura di Gramazio per come accertata in questo processo come politico corrotto: tutti elementi che appaiono supportare la ricostruzione dell’imputato Buzzi sulla vicenda e che danno adito al sospetto di una testimonianza falsa o reticente di Zingaretti''.

Già venerdì il governatore aveva detto di essere ''assolutamente sereno sui fatti, ma amareggiato per quanto affermato dai giudici'', aggiungendo che ''ho fatto della difesa della legalità la mia ragione di vita. Nella mia testimonianza ho riportato e riferito atti e conoscenze relative ad avvenimenti per i quali sono stato sotto indagine per oltre un anno. Indagini, nate a seguito delle dichiarazioni di Salvatore Buzzi, concluse con un’archiviazione richiesta dalla procura di Roma e accolta dal gip. Questi sono i fatti. Ora attendo nuovamente le decisioni che la procura di Roma riterrà di assumere''.




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