

VITERBO – Negli ultimi anni a Viterbo, e in gran parte dei comuni del Lazio, è scoppiata l'emergenza cinghiali. Gli esemplari sempre in maggior numero raggiungono i centri abitati creando problemi di sicurezza, sanità e decoro.
Diverse le misure al vaglio delle amministrazioni, dall'estensione delle stagioni di caccia, all'utilizzo di sistemi tecnologici per evitare l'accesso degli animali in zone abitate. Però i risultati tardano ad arrivare, ed è cosi che è divenuto normale incontrare gruppi di cinghiali mentre si porta a spasso il cane per le vie del Murialdo, o dover fare lo slalom tra i Suidi in auto e in scooter quando si percorre la tangenziale di Viterbo.
Esiste una soluzione al problema? Di certo possiamo dire che nel mondo in molte comunità si sono trovati a dover fronteggiare le problematiche che in questi anni impegnano le amministrazioni della Tuscia. E c'è chi il problema è riuscito a trasformarlo in virtù. E' il caso di Misato, comune della prefettura di Shimane in Giappone, dove i cinghiali nei primi anni 2000 erano divenuti una piaga per l'agricoltura e la sicurezza del territorio. Da qui la decisione di gestire l'emergenza attraverso il lavoro degli agricoltori, che in collaborazione con i mattatoi comunali, hanno iniziato a cacciare gli animali, attraverso una selezione accurata delle prede per evitare problemi all'ecosistema della zona, e successivamente a brandizzare i loro prodotti a base di carne di cinghiale.

La scelta vincente, in questo caso, fu l'utilizzo della carne non solo come vendita diretta, ma commercializzando nella grande distribuzione prodotti e ricette a base di cinghiale facilmente consumabili a casa. Il risultato fu talmente soddisfacente a livello economico da trasformare i mattatoi in una società per azioni e di conseguenza creare una filiera capace di donare molti posti di lavoro alla comunità. Oggi Misato viene riconosciuto come “il comune che riesce a vivere con i cinghiali”.
Una soluzione del genere sarebbe plausibile a Viterbo e nei comuni della Tuscia? In Italia il regolamento della stagione venatoria è sicuramente più complicato rispetto a quello giapponese, dove i comuni in tal senso hanno molto più potere decisionale. Ma è auspicabile che un problema tutt'oggi fuori controllo possa divenire una risorsa per la comunità.