

VITERBO - Arsenico, rifiuti, erba incolta ma soprattutto comunicazioni. Viterbo è infatti il solo capoluogo di provincia del Paese privo di collegamenti diretti ed efficienti con il capoluogo di regione, che in questo caso è anche la capitale d’Italia. Una situazione drammatica che oltre a isolare il territorio, costringe i pendolari che per lavoro si recano ogni giorno a Roma a autentici viaggi della speranza. Pendolari che attraverso il loro coordinamento, il Mosp, stanno cercando di far sentire la propria voce, proprio per questo nella serata di lunedì hanno incontrato i candidati a sindaco cercando in loro una sponda importante per far sentire le proprie istanze in Regione e in Trenitalia.
“Ho incontrato volentieri i rappresentanti del Mosp – ha affermato il candidato sindaco per la lista FondAzione, Gianmaria Santucci – e condivido in pieno le loro istanze. Credo che la cosa fondamentale sia quella di far in modo che non solo il sindaco ma tutto il prossimo Consiglio comunale si uniscano intorno ai pendolari facendo sentire il loro peso politico in Regione e in seno a Trenitalia. Bisogna organizzare meglio gli orari e dare la possibilità ai lavoratori di avere assicurati dei collegamenti giornalieri tra Roma e Viterbo il più diretti possibile. E’ vero che non devono esistere cittadini di serie A e B e anche chi abita nei paesi più piccoli deve avere la possibilità di usufruire del servizio, ma è inconcepibile che i cittadini che partono da Viterbo impieghino quasi due ore per recarsi nella capitale”.
Basterebbe poco per migliorare, quanto meno, la situazione: garantire due o tre corse giornaliere dirette negli orari di maggior afflusso. “Viterbo non merita di rimanere in eterno la cenerentola del Lazio - ha aggiunto il candidato consigliere Renzo Graziotti - separata dalla capitale, dai servizi e dalle possibilità che essa offre, ma soprattutto dai circuiti turistici regionali, nazionali ed internazionali perché irraggiungibile per i visitatori italiani e non”.
“Nessuno conosce, se non chi li ascolta, i fatti di chi viaggia – ha aggiunto Santucci - il licenziamento di chi, precario, dopo tre giorni di ritardo viene invitato a non tornare sul posto di lavoro; di chi un posto stabile ce l’ha, ma al prezzo di raddoppiare il tempo fuori casa e sacrificare la propria vita e i rapporti famigliari; degli studenti costretti a presentarsi agli appelli d’esame dopo 4 ore dall’inizio o a pernottare fuori casa per dare un esame pur essendo a meno di ottanta chilometri da casa”.