ANNO 16 n° 275
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Viterbo e Rieti al lavoro con l'incognita di sapere quali funzioni avranno
I presidenti Meroi e Melilli ribadiscono: ''Il decreto pasticcio, va modificato''

di Silvia Cannucciari

VITERBO - Il decreto taglia Province così com'è non va bene, deve essere rivisto in modo tale da garantire il rispetto di tutti i servizi per i cittadini. E' quanto hanno ribadito questa mattina (15 novembre) il presidente della Provincia di Viterbo Marcello Meroi e il suo omologo di Rieti Fabio Melilli, che si sono incontrati a Palazzo Gentili in vista dell'accorpamento previsto dal Governo, che vedrà le due province laziali riunite in un unico ente.

Per i due presidenti, che hanno riaffermato a gran voce ciò che da sempre dichiara l'Upi (Unione delle province d'Italia), si tratta di un decreto incostituzionale, non in grado di apportare alcun risparmio per il Paese: ''Con il presidente Melilli stiamo cercando di individuare un percorso da intraprendere insieme per rispettare quanto ci è stato imposto dal Governo - ha dichiarato Meroi -, questo però non vuol dire che lo accetteremo e che non daremo battaglia affinché venga modificato, perché così come è stato presentato è improponibile. Stiamo qui a discutere di come poter accorpare due enti, quando non sappiamo neanche quale ruolo e funzioni avrà in futuro la Provincia''.

''Ieri noi presidenti di Provincia del Pdl abbiamo avuto un incontro con Angelino Alfano - ha proseguito Meroi - e durante la riunione, che potrei definire molto calda, il segretario ha compreso fino in fondo i profondi disagi che questo decreto, se non verrà cambiato, provocherà per i cittadini e i territori. Siamo consapoveli della necessità di riordinare la pubblica amministrazione, ma questa non può essere fatta in questo modo, basti pensare ad esempio che se alcune funzioni di competenza della Provincia passeranno alle Regioni, gli stipendi dei relativi dipendenti ci costerebbero il 23% in più, allora di quale risparmio si sta parlando? Bisognerebbe puntare su altro, ad esempio con le somme date ai consiglieri regionali, in un mese si risolverebbero i problemi dei comuni alluvionati''.

''L'accorpamento di Rieti e Viterbo è fra le più complesse in Italia - ha invece dichiarato Fabio Melilli - vista la lontananza fra i due enti. Ovviamente rispetteremo tutte le leggi, ma qui si parla di creare nuove norme per ogni singola materia, di procedere all'unione del patrimonio immobiliare, dei dipendenti, del sistema informatico e molto altro, tutto questo senza neanche sapere cosa questa provincia farà, se avremo solamente l'incarico di gestire la viabilità e le scuole''.

''Non siamo neanche in grado di poter dire quanti e quali dipendenti rimarranno, perché non sappiamo che cosa dovremmo fare - ha poi proseguito -. Il Governo lavora solo per ottenere un obiettivo mediatico, per fare un regalo all'antipolitica, si lavora senza logica. Nel Lazio ad esempio era più sensato prima procedere all'istituzione della città metropolitana e poi procedere con il riordine delle province, in modo da creare un maggiore equilibrio fra Roma e gli altri territori, ma così non è stato fatto. Ecco perché come provincia di Rieti c'è sempre più da valutare quanto convenga o meno rimanere in questa regione''.

Altra questione affrontata dai due presidenti è stata quella dell'azzeramento della giunta: ''Il ruolo degli assessori è fondamentale - ha detto Meroi -, è necessario mantenerli, anche perché sono stati eletti dal popolo, si tratta di democrazia''. Idea ribadita anche da Melilli che, nella ventilata ipotesi che la giunta non venga eliminata ma solo ridotta, ha già annunciato che ricorrerà al sorteggio per decidere chi far rimanere: ''Non mi prendo la responsabilità di violentare la mia maggioranza'' ha precisato.

Infine il problema precari: per quelli di Palazzo Gentili il contratto scadrà il 31 dicembre 2012, per quelli di Rieti nel 2013. ''La preoccupazione per il loro futuro è molto forte - ha spiegato Meroi - e a breve chiederemo la convocazione del consiglio provinciale per affrontare la questione, anche con i sindacati. Dovremmo aspettare, però, che il decreto venga convertito in legge, perché allo stato attuale non possiamo dire che ne sarà di noi. Ovviamente cercheremo di mantenere il massimo livello occupazionale a condizioni invariate per fornire gli stessi servizi ai cittadini nei prossimi 13 mesi. Se questo sarà possibile, noi lo faremo''.

Nel frattempo le due province sono al lavoro per fare il punto della situazione sui dipendenti, le partecipazioni, il patrimonio immobiliare a loro disposizione, che dovrà essere trasmesso al Governo entro il 30 aprile 2013.

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