ANNO 16 n° 253
Michelini, il ministro Giannini e il sindaco di Orvieto Giuliani
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Viterbo e Orvieto
divise dal Duomo
unite (con Chiusi)
dalla piccola Ati

di Andrea Arena

VITERBO – Neanche una settimana fa rubavamo loro il Duomo, piazzandolo così, senza vergogna, sul nuovo sito istituzionale del Comune. Ieri li abbiamo invitati a Palazzo dei Priori, accolti con tutti gli onori e i salamelecchi. Delle due, l’una: o i viterbesi hanno una gran faccia di bronzo, oppure di là del Tevere, ad Orvieto, hanno un spiccato senso del fair play.

Così se la gaffe del Duomo resterà negli annali delle figuracce di questa amministrazione (che comunque ci possono stare, quando si governa, come ci può stare il sacrosanto sberleffo purché non se ne abusi e/o lo si utilizzi per regolare antipatie personali) ecco che il sindaco Michelini e il collega orvietano Germani si ritrovano allo stesso tavolo, così come si ritrovano allo stesso desco la vicesindaco di casa Luisa Ciambella e l’assessora umbra Vincenzina Martino.

La prima battuta che viene da pensare è: ''Bene, adesso gli ridiamo il Duomo, magari bello e impacchettato’’. Silvio Berlusconi, del resto, il Duomo se lo prese anche in testa, anche se era quello di Milano.

E invece no, perché l’argomento di questa giornata è molto più alto, e viene da lontano. ''Da oltre un anno e mezzo fa – spiega la stessa Ciambella – quando proprio con i colleghi di Orvieto pensammo che fosse giusto fare qualcosa per valorizzare il territorio e il patrimonio degli Etruschi’’. E magari per rivendicare quella definizione geografica di Etruria che altrove, più a nord, è un brand di successo (anche se non sembra funzionare troppo per le banche…) e che qui finora era associato solo al meridionale della Sovrintendenza. Sburocratizzare il termine, allora, farlo proprio e poi spacciarlo ad Expo e a Bruxelles, coinvolgere tre ministri (prima Franceschini, poi Martina, ora la Giannini) e sperare che dagli Etruschi stessi venga fuori un nuovo sviluppo per l’Italia di mezzo: ''L’Etruria, del resto, va dall’Emilia alla Campania, da Bologna a Capua, e le porte restano aperte a tutti'’, dice la Ciambella. E così Germani, che sottolinea come proprio dall’antico popolo possa arrivare la chiave per unire territori vicini ma non sempre sulla stessa lunghezza d’onda.

Fioroni, che pensa sempre in grande, già parla di distretto interregionale (Chiusi – Orvieto – Viterbo) all’insegna di cultura e turismo. A quel punto, se il referendum costituzionale dovesse davvero abolire le Province, ecco che il Duomo di Orvieto potrebbe anche essere preso come simbolo unitario, ma anche il Palazzo Papale, ma anche la Concattedrale di Chiusi.

O meglio ancora, aboliamo davvero i campanili – e le relative strutture religiose – e scegliamo una figura che mette tutti d’accordo, la pulzella etrusca Ati, la Barbie etrusca, testimonial di Experience Etruria e da ieri protagonista anche di un fumetto scritto da Giorgio Nisini (che passa con nonchalance dai romanzi impegnati alle strisce per ragazzi) e Angelo Deiana e disegnato da Laura Natali. Viene presentato in chiusura dell’incontro con la Giannini, ed è una cosa carina. Ma l’impressione è che questa non finirà in un’edizione domenicale del Tg5.

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