


VITERBO – La nuova ordinanza di non potabilità dell'acqua in alcune zone di Viterbo riaccende il dibattito sulla gestione del servizio idrico. A intervenire sono A.Ba.Co. Lazio e il Comitato “noncelabeviamo”, che chiedono all'Amministrazione comunale maggiore chiarezza sulle cause dell'emergenza, sulle responsabilità e sulle misure necessarie per evitare il ripetersi di situazioni analoghe.
L'ordinanza sindacale n. 47 del 3 ottobre 2026 è stata adottata dopo le verifiche sulla qualità dell'acqua e riguarda alcune aree del territorio comunale. Nei giorni successivi, Talete ha comunicato di aver attivato le procedure di emergenza e gli interventi tecnici sulle reti interessate.
Secondo A.Ba.Co. Lazio e “noncelabeviamo”, tuttavia, il provvedimento rappresenterebbe soltanto un primo atto necessario a tutela della popolazione e non sarebbe sufficiente a chiarire l'origine del problema e le responsabilità nella gestione del servizio. Le due realtà ricordano inoltre di aver chiesto per tre volte la convocazione di un Consiglio comunale pubblico sulla gestione idrica da parte di Talete, con l'obiettivo, spiegano, di fare luce sulla situazione.
Al centro della loro posizione ci sono anche le conseguenze dell'emergenza per i cittadini. L'impossibilità di utilizzare l'acqua del rubinetto per gli usi interessati dall'ordinanza può comportare, secondo il comitato e A.Ba.Co., ulteriori costi per le famiglie, soprattutto per l'acquisto e il trasporto dell'acqua in bottiglia. Una situazione che, sostengono, può pesare maggiormente sulle persone più fragili.
Le due realtà chiedono quindi all'Amministrazione comunale di affiancarle nelle iniziative rivolte a far valere nei confronti del gestore quelli che definiscono “diritti di rivalsa” dei cittadini. Nel documento si fa riferimento non soltanto al possibile danno economico, ma anche alle difficoltà quotidiane legate all'incertezza sull'utilizzo dell'acqua domestica.
La questione, secondo A.Ba.Co. Lazio e “noncelabeviamo”, non sarebbe inoltre circoscritta al capoluogo. Le due realtà richiamano infatti anche la situazione di altri comuni della Tuscia, tra cui Tarquinia, Sutri, Caprarola, Fabrica di Roma, Ronciglione e Farnese. A Tarquinia, in particolare, il 3 ottobre è stata emessa un'ordinanza di non potabilità per alcune zone del territorio a seguito del superamento del limite previsto per l'arsenico: il valore rilevato è stato di 11 microgrammi per litro, a fronte del limite di 10.
Per A.Ba.Co. Lazio e il Comitato “noncelabeviamo” si tratterebbe quindi di una problematica che richiede interventi strutturali e non soltanto provvedimenti contingenti. Le due realtà annunciano infine di voler proseguire la mobilitazione, anche con il coinvolgimento dei cittadini, per chiedere che venga garantito quello che definiscono il diritto a disporre di acqua sicura e salubre in tutto il territorio.