

di Domenico Savino
VITERBO - Un'altra occasione persa. Restando al calcio giocato prima di riparlare per una settimana di quello che sarà l'aspetto societario vale la pena soffermarsi sull'ultima partita della Viterbese. Quello contro lo Sporting Terni doveva essere il match per poter spiccare il volo seppure con qualche mese di ritardo. C'era l'opportunità di inserirsi nella griglia play off, agganciare il Castel Rigone (che aveva perso contro il Deruta) e dare un segnale che poteva essere utile per i prossimi impegni.
Invece anche questa volta la Viterbese dimostra tanta volontà, tanto sacrificio, ma non riesce a portare fino in fondo partite che potevano e dovevano essere vinte. Manca sempre qualcosa: anche al ''Fabiani'' quello scatto in più è venuto meno. Prendere gol al 94' fa sempre male e nelle ultime giornate è successo già varie volte di essere condannati in pieno recupero. Sembra il refrain del post Pierantonio (addirittura in quel caso arrivò una sconfitta). L'amarezza è la medesima: questione di testa e anche di personalità. Quella che ciclicamente è venuta meno a questa Viterbese. E che le ha impedito di recitare un ruolo da protagonista. Un ritmo da andamento lento con pochi scatti e avaro di acuti.
La squadra (fatta e rifatta) in questo momento deve trovare al proprio interno la forza di reagire e invertire la rotta. Perchè accanto alle lacune di gioco, con le quali il gruppo convive e che sono oramai mancanze congenite, c'è sempre un approccio distratto e a tratti svogliato alla partita. Non è un caso che i primi minuti di gara sono quelli in cui è possibile imporre il proprio gioco, mettere in soggezione gli avversari. Proprio contro lo Sporting Terni, la Viterbese ha avuto l'opportunità di far male da subito, ma non ne ha avuto la forza ed è stata punita al pari di un contrappasso dantesco. Lo Sporting è immediatamente passato in vantaggio lucrando anche sullo stesso: aspettava e ripartiva.
Alla Viterbese toccava far gioco e anche fare più fatica dell'avversario. Ma quel gol dopo pochi minuti ha creato una differenza che ha implicato una lunga rincorsa con dispersione di energie mentali e fisiche. Uno sforzo che è stato pagato a caro prezzo nel finale, quando è venuta meno la lucidità, quando il mestiere calcistico (che è nelle corde del gruppo) avrebbe dovuto essere l'arma in più.
La squadra, come più volte ribadito dalla società, ha voglia ed è carica. La determinazione di Morini e Sabatino deve trascinare il resto del gruppo: i due devono diventare il simbolo della riscossa. A questo punto sarebbe facile far convergere i due binari (societario e calcistico) su una retta parallela creando un pericoloso corto circuito. E invece la Viterbese ha sempre compiuto certi errori che sono stati fatali e che ne hanno minato il cammino. Guardando il bicchiere dell'evoluzione della questione in seno al sodalizio mezzo pieno, ci può essere una molla e uno stimolo maggiore a fare meglio a convincere della bontà del lavoro svolto finora. Facendo ricredere i critici, invogliando chi c'è a restare e chi vuole ad avvicinarsi con convinzione.