

Flavia Ludovisi
VITERBO – Sporcizia, vetri di bottiglie, cartacce, animali vivi, come i ratti, o morti, come i piccioni che giacciono in mezzo alla strada, escrementi, buste e bottiglie di plastica, il tutto unito a un tanfo che proviene dalle fognature da dover trattenere il respiro. Questo è lo spettacolo rivoltante a cui assistono ogni mattina i commercianti e i residenti del vicolo del Macel Gattesco.
Teatro di uno scontro cruento tra le famiglie Gatti e Tignosi da cui prende il nome e arteria principale tra piazza delle Erbe, su cui tra l’altro affaccia, e piazza del Sacrario, oggi sembra piuttosto una via di un quartiere periferico abbandonato. Periferico per niente, ma abbandonato eccome, a detta di chi lì ci vive e ci lavora tutti i giorni.
“Siamo esausti – tuona la proprietaria della storica trattoria Tre Re,che si trova proprio all’imbocco del vicolo -, non siamo più disposti a tollerare questa situazione. Paghiamo regolarmente le tasse (l’importo, a seconda del locale varia tra i 700 e i 1000 euro annui, ndr), facciamo la raccolta differenziata eppure la strada dobbiamo pulirla noi”.
Ogni mattina, nel vicolo, va in scena il solito copione: ognuno, sia che abiti o che gestisca un locale commerciale si arma di guanti, scopa e sacchi dell’immondizia e fa quello che può, tentando di dare un aspetto decoroso alla via.
“E’ estate, la gente esce e sporca. A parte raccogliere bottiglie e lattine di ogni genere buttate in mezzo alla strada o addirittura dentro le fioriere, siamo costretti anche a disinfettare con la varichina, ovviamente a spese nostre. Non è raro, infatti, dover sopportare e rimuovere anche il vomito di qualche ubriaco della sera prima. Per non parlare dell’odore di fogna, poi. Nessuno ha mai provveduto, ho telefonato personalmente più di una volta alla Viterspurgo e ho pagato di tasca mia le operazioni. Con un ristorante, a maggior ragione ora che c’è la pedana esterna per i tavoli all’aperto, i clienti non riuscivano a mangiare con quel tanfo. Mi trovo in difficoltà soprattutto con i turisti, che rimangono esterrefatti dalla sporcizia del centro storico della città”.
A nulla sono servite poi le telefonate ai vigili e al Cev. “Chiamo sempre – spiega il proprietario di Cartaviva, il negozio che invece si trova quasi alla fine del vicolo -, e ogni volta è la stessa storia, uno scarica la colpa sull’altro e il problema non si risolve. Pago la tassa sull’immondizia, faccio la raccolta differenziata e vado personalmente al Centro raccolta per farla smaltire ma, nonostante questo, sono costretto a pulire la sporcizia degli altri. La pulitrice stradale passa solo a piazza delle Erbe, al Corso e a via dell’Orologio Vecchio, i vicoli vengono proprio dimenticati”.
Se non è possibile civilizzare le persone, c’è da dire, poi, che non c’è un cestino della mondezza neanche a pagarlo. “Sono stata costretta – continua la proprietaria del ristorante – a rivestire con i sacchi neri i raccoglitori della differenziata perché, non essendoci cestini, quei pochi passanti civili che esistono buttano tutto nei nostri secchioni. E va da sé che ogni mattina devo anche pulire anche quelli”.