ANNO 16 n° 226
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Via Emilio Bianchi, insulti e razzismo sui muri davanti alle scuole
La denuncia corre sui social: «Qui passano ogni giorno bambini». E spunta l'idea di trasformare le pareti con murales e street art

VITERBO – Muri ricoperti da scritte che inneggiano al razzismo, blasfemie, prese in giro e anche un po' di politica. È questo lo scenario con cui hanno a che fare i ragazzi e, soprattutto, i bambini che tra poche settimane torneranno a frequentare le scuole di via Emilio Bianchi.

Le foto circolate sui social ritraggono infatti alcune delle scritte presenti lungo la via e, in particolare, nel passaggio che collega via Emilio Bianchi a largo Guglielmo Marconi. Una zona tutt'altro che estranea al mondo scolastico: nello stesso plesso si trovano la scuola dell'infanzia “Centro Storico”, la primaria “De Amicis” e la secondaria di primo grado “Bonaventura Tecchi”. Di lì, quindi, passano e continueranno a passare quotidianamente bambini e ragazzi dai tre anni fino alle scuole medie.

La segnalazione sui social

A segnalare il problema con non poco disappunto sono stati alcuni utenti Facebook che, attraverso diversi post e commenti, hanno sottolineato come non sia certamente il massimo accompagnare dei bambini a scuola ritrovandosi davanti scritte di questo genere.

Accanto agli immancabili graffiti con iniziali, date e dichiarazioni d'amore, sui muri trovano infatti spazio riferimenti al fascismo, espressioni razziste, bestemmie, insulti e prese in giro. Un insieme di messaggi che difficilmente può passare inosservato, soprattutto considerando il luogo nel quale sono stati lasciati.

Ma ci sono graffiti e graffiti

Scrivere e disegnare sui muri, nel bene e nel male, è un fenomeno che accompagna le città da sempre: dalle dichiarazioni d'amore alle firme, fino alla street art vera e propria. Ma, come fatto notare anche da alcuni utenti, ci sono graffiti e graffiti.

Poco più avanti, sulla stessa via, compaiono ad esempio alcune semplici faccine e piccoli disegni, ben lontani dai contenuti offensivi presenti nel sottopassaggio. Da qui nasce anche una possibile chiave di lettura emersa tra i commenti: perché non provare a trasformare quei muri in qualcosa di diverso?

Piuttosto che lasciare pareti grigie alla mercé di insulti e messaggi discriminatori, si potrebbe pensare a spazi decorati attraverso graffiti e murales realizzati in maniera organizzata, magari coinvolgendo giovani e artisti locali. Un modo per dare colore a un passaggio frequentato ogni giorno da centinaia di studenti e, allo stesso tempo, togliere spazio a chi utilizza quei muri solamente come una pagina di diario sulla quale riversare disprezzo.




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