ANNO 16 n° 263
Vetralla, palpeggiò una quindicenne in piazza: condannato a 16 mesi
Operaio 33enne colpevole di violenza sessuale aggravata

VETRALLA – Si chiude con una condanna a un anno e quattro mesi di reclusione il processo a carico di un operaio rumeno di 33 anni, accusato di violenza sessuale aggravata ai danni di una minorenne. La sentenza, emessa dal collegio presieduto dal giudice Savina Poli, ha confermato l’impianto accusatorio sostenuto dal pubblico ministero, mettendo un punto fermo su un episodio che nel marzo del 2024 aveva scosso la comunità locale.

I fatti risalgono al pomeriggio del 4 marzo dello scorso anno. La vittima, che all’epoca aveva 15 anni, stava trascorrendo il tempo libero con alcuni amici nella villa comunale di Vetralla. Secondo quanto ricostruito in aula, l’uomo avrebbe prima approcciato la ragazzina con alcune domande sulla sua età, per poi passare rapidamente alle vie di fatto.

Il primo tentativo di approccio – un bacio sulla guancia forzato – era stato respinto dall’adolescente, che aveva tentato di allontanarsi. Tuttavia, il 33enne l'avrebbe pedinata per poi bloccarla e palpeggiarla nelle parti intime, il tutto sotto gli occhi attoniti del gruppo di amici.

Decisivo per l’esito del processo è stato il coraggio della vittima. Nonostante il trauma e il timore di trovarsi faccia a faccia con il suo aggressore, la giovane ha deposto in aula ricostruendo minuziosamente i dettagli di quel pomeriggio. La sua testimonianza è stata ritenuta «pienamente credibile» dal PM, trovando inoltre solido riscontro nelle dichiarazioni di una compagna di scuola presente al momento dei fatti.

Durante l'udienza, la ragazza ha effettuato il riconoscimento formale dell’imputato, confermando che l'uomo seduto in aula era lo stesso che aveva trasformato una tranquilla passeggiata nel «peggiore degli incubi».

La difesa, rappresentata dall'avvocato Marina Bernini, aveva tentato una linea più morbida, chiedendo l'assoluzione per insufficienza di prove o, in subordine, la riqualificazione del reato in molestie, sostenendo una diversa interpretazione della gravità dei gesti compiuti.

Una tesi che però non ha convinto il collegio giudicante. I giudici hanno accolto integralmente la richiesta di condanna avanzata dalla Procura, confermando che l’atto di palpeggiamento su un minore configura il reato di violenza sessuale, indipendentemente dalla durata o dal contesto dell'azione.




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