ANNO 16 n° 273
'Vergognoso che nessuno intervenga'
Attacco dell'indomito Mauro Mazzola contro la riforma delle Province

VITERBO – (aml) Un insolito Mauro Mazzola. Abituati al suo carattere vulcanico e prorompente, colpisce vederlo mesto e sottotono mentre saluta il consiglio provinciale. Tarquinia ha un nuovo sindaco e pertanto Mazzola decade anche da presidente di Palazzo Gentili.

''E' stato eletto un nuovo primo cittadino quindi perdo sia la carica in Comune che quella in Provincia. Nel congedarmi dall'assemblea provinciale ho relazionato su quanto fatto in questi due anni, in una situazione drammatica sia a livello finanziario che in termini di personale e di riorganizzazione. Abbiamo compiuto il nostro dovere come cittadini responsabili dato che per amministrare l'ente non abbiamo mai percepito alcun emolumento. Io tutto quello che dovevo e potevo fare l'ho fatto, non mi pare che il Governo abbia fatto la sua parte lasciando immutata una legge sbagliata in partenza. Lascio in modo sereno, a delle persone competenti. Il 17 settembre ci saranno le nuove elezioni vedremo cosa succederà''.

L'esito del referendum del 4 dicembre non avrebbe dovuto riguardare anche la revisione della riforma delle Province?

La domanda tocca un nervo scoperto, il cambiamento è immediato e torna la verve focosa di Mazzola.

''Il popolo italiano, per dirla in maniera semplicistica, ha detto a chiare lettere che gli enti provinciali devono rimanere ma il Governo fa finta di niente. Nonostante le sollecitazioni da parte dell'Upi (Unione province italiane) e, soprattutto dei 76 presidenti di Provincia a statuto normale, il Governo fa orecchie da mercante. Oggi avrebbe dovuto commissariare tutte le amministrazioni provinciali e unificare le elezioni, tornando al suffragio universale. Ossia restituendo ai cittadini il diritto di votare. Ma nessuno fa nulla, nessuno parla, si continua così. E' veramente vergognoso''.

Due anni di esperienza sul campo. Secondo lei, cosa ha comportato la riforma delle Province?

''Ha comportato – risponde sempre più infervorato - che i cittadini non sapevano più cosa fare, dove andare, a chi rivolgersi. Quindi è stato fatto tutto a danno dei cittadini. Una riforma motivata dal risparmio, ma quale risparmio c'è stato? Per economizzare occorre soltanto essere molto oculati nella spesa pubblica perché sono soldi della comunità e vanno gestiti in maniera avveduta. Il risparmio derivante dalla riduzione dei componenti un consiglio provinciale o dall'eliminazione degli assessori è esiguo, avere un presidente e dei consiglieri che prestano la loro opera gratuitamente è veramente sbagliato. Io sono stato sindaco di Tarquinia, un Comune grande, quindi me lo sono potuto permettere, altri di amministrazioni più piccole non possono farlo. E' anche una forma di discriminazione. E chi ci ha rimesso più di tutti è stato il cittadino. Si doveva riformare in modo diverso, puntando su un maggiore controllo della gestione della spesa soprattutto nei casi di quei presidenti che sperperano denaro pubblico. Quando sono arrivato a Palazzo Gentili le spese di rappresentanza ammontavano a un milione e 200mila euro, io ho azzerato quell'esborso. Questo bisognava fare, non risparmiare sulla politica perché in un ente così grande servono molte persone che discutono e prendono decisioni. Soprattutto se si vuole continuare a ragionare in termini di democrazia. Chi viene eletto deve governare bene, risparmiando dove possibile. Chi invece sbaglia, ruba o non è oculato va punito ma quelli che amministrano onestamente devono essere incentivati a proseguire su tale percorso''.

Risparmiare però non diventa difficile se le risorse vengono tagliate ma restano delle competenze anche piuttosto onerose?

''Certo. Inoltre chi amministra rischia anche denunce penali perché non è riuscito a tappare delle buche, a sistemare una strada, a prevenire un evento franoso. Però nessuno sembra volersi rendere conto che non ci sono più fondi. Noi presidenti di Provincia abbiamo anche presentato un esposto alle rispettive Procure competenti per denunciare la mancanza di risorse e che la responsabilità di questo stato di cose e di eventuali conseguenze da esso derivanti va imputata a chi continua a tagliare i fondi''.




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