ANNO 16 n° 274
Un'altra sede per il Centro Diabetologico
Il punto di vista di... Codadilupo

Cosa si cela dietro la minaccia di sfratto per morosità inviata dal gruppo Ro.Ri., proprietario della casa di cura Nuova Santa Teresa, al Centro diabetologico viterbese, istituito solo un anno fa? Non certo il ritardo del pagamento degli affitti, meno di 30mila euro, da parte della Asl. In genere le aziende sanitarie liquidano le spettanze alle case di cura private (si fa per dire) e alle strutture convenzionate con ritardi ben più ponderosi e quando le cifre sono diventate a sei zeri.

E ancora, ma la Ro.Ri, un anno fa, non aveva offerto gratuitamente, o meglio a un prezzo simbolico (sembra 500 euro al mese) gli spazi del Centro diabetologico alla Asl? Non va infatti dimenticato che il contratto d’affitto oneroso è stato imposto dalla Regione Lazio solo dopo che un esposto, più o meno anonimo, aveva determinato l’iscrizione sul registro degli indagati della procura della Repubblica di Viterbo del direttore generale Adolfo Pipino e di altri, proprio perché non aveva sottoscritto un regolare contratto di locazione con la Ro.Ri.

Tra i diretti interessati, cioè i diabetici che quel Centro hanno voluto e costruito giorno per giorno, e gli operatori sanitari che vi lavorano, circolano “voci” che, se confermate, la direbbero lunga su cosa si muove dietro le quinte delle sfratto. Un’iniziativa, quest’ultima, che fa il paio con una serie di attacchi “interessati” sferrati contro la Asl da ambienti vicini alla stessa Ro.Ri.

Ecco, dunque, cosa dicono le “voci di dentro” e anche quelle di fuori. “Una mano lava l’altra”, “io do una cosa a te, tu dai una cosa a me”: sarebbero stati questi i retropensieri che, poco più di un anno fa, avrebbero ispirato l’operazione. Poi è capitato che l’altra mano non è stata lavata, e rischia di rimanere da lavare ancora a lungo, ed è partita la controffensiva. E, guarda caso, è partita proprio mentre la Regione Lazio è impegnata a verificare e, se del caso confermare, gli accreditamenti di migliaia di sedicenti strutture sanitarie private (sedicenti perché mantenute con i soldi pubblici). Sono in ballo centinaia e centinaia di milioni, se non miliardi, di euro che sedicenti operatori sanitari privati si stanno contendendo con le unghie e con i denti.

Se poi le vittime di questa guerra di trincea potrebbero essere i circa 2.500 pazienti del Centro diabetologico poco importa. Anzi, più sono preoccupati, più fanno pressione sulla Asl affinché la struttura sia salvata, più potrebbero risultare utili alla causa.

A questo punto la Asl deve sfilarsi da queste forche caudine. E lo può fare in un solo modo, quello suggerito dai consiglieri provinciali Gianluca Mantuano e Vincenzo Bruni: sloggiare, trovare altri locali di proprietà pubblica non soggetti a cambiamenti di umori, non più utilizzabili come ipotetica merce di scambio. E intanto rassicuri i pazienti che il Centro non solo non verrà né chiuso né depotenziato ma, se possibile, ulteriormente migliorato.

                                                                                          Codadilupo




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