ANNO 16 n° 275
Un'accusa inesistente le costa una condanna per calunnia
Per vendicarsi di un tradimento denunciò il fidanzato come piromane ma non era vero

di Stefano Marini Balestra 

Viterbo - E’ quanto sarebbe accaduto ad una signora che nel 2015 per vendicarsi di un tradimento dell’allora fidanzato, lo denunciò ai carabinieri come piromane, ma il fatto non risultò reale.

Partì il processo a carico dell’uomo che poi, proprio per la ritrattazione della denunciante, poi divenuta moglie, ebbe esito positivo: assoluzione per non aver commesso il fatto.

Però, la sua diversa rappresentazione dei fatti rispetto quanto denunciato a suo tempo, ha concretizzato la condotta penalmente prevista come calunnia, cioè quella di colui che, indicando qualcuno come responsabile di reato, lo fa sottoporre a procedimento penale.

Inevitabile quindi per la donna il rinvio a giudizio nel 2019 per aver indicato il fidanzato, poi marito, responsabile di un fatto mai avvenuto.

Giorni fa il processo davanti al Tribunale di Viterbo (Giudice dr.ssa Massini).

Più dura della richiesta di condanna formulata dal PM (un anno e quattro mesi di reclusione) è stata la condanna inflitta all’Imputata: due anni di reclusione.

Può comunque godere della sospensione della pena e della non menzione sulla “fedina” penale.




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