ANNO 16 n° 272
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Una sfilata a Viterbo
Ma di emozioni
''8 Bicester Road'': l’evento in programma 24 aprile all’ex chiesa della Pace

di Flavia Ludovisi

VITERBO – Via Mazzini, civico 52. Sul portone un cartello scritto con il pennarello ''8 Bicester road''. Dentro, in ordine sparso: abiti, sedie, gonne, caffè, scarpe, paillettes, un divano, stampelle, quadri (tanti), un albero di Natale (acceso) e quattro cuori. Vivi, che pulsano e che non vedono l’ora di esplodere. Nel senso di andare in scena. L’appuntamento, patrocinato dal Comune di Viterbo, è per domenica 24 aprile, ore 21, alla ex chiesa della Pace per gentile concessione del Sodalizio dei facchini di santa Rosa.

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Ma questo non è il classico evento, né, tantomeno, una sfilata tradizionale. Sì, ci sono gli abiti, i modelli e le modelle, c’è la location, le luci e la passerella. C’è la mente, il collante, Simonetta Navarra. C’è la regista, Maria Cristina Guardenti, e chi si occupa delle luci, Lella Scafiti. Poi c’è Wanda Dastoli che oltre a contribuire all’organizzazione, quella sera leggerà una poesia tratta dal suo libro ''Con i tappi alle orecchie''. Ma nulla è come sembra. E non è facile da spiegare perché nemmeno loro, quattro amiche, che si sono incontrate quando facevano clown terapia a Viterbo e ora sono una la spalla dell’altra, sanno ancora bene a cosa assisteranno domenica sera gli spettatori. E, soprattutto, nessuna di loro è realmente stilista, regista o tecnica. E le prove generali? ''Mai fatte''. La scaletta? ''Già cambiata 12 volte. Ma poi che bisogno c’è della scaletta?'', dicono.

I modelli e le modelle, si diceva. Una quarantina in tutto, ma non professionisti, gente di strada, amici, persone disabili e persone che vogliono tirar fuori un’emozione, un lato finora tenuto nascosto. Ci sarà Chiara Bordi, la modella e atleta 15enne di Tarquinia che ha perso una gamba in un incidente e che per la sua determinazione è stata anche intervistata dalla Gazzetta dello Sport: ''Ha scelto un pagliaccetto nero di paillettes per mettere in risalto la protesi, spiega la Navarra - Userà quella elegante, tutta luccicante, e sarà accompagnata dal padre. Lo abbiamo deciso ieri, quando è venuta a provare. Non era mica previsto''; ci sarà un ragazzo originario del Senegal che vive a Viterbo da due anni ma che in pochi conoscono: ''Ha paura di uscire di casa per i pregiudizi – dice Wanda, che leggerà una sua poesia proprio durante l’uscita del suo amico – Quando è venuto qui a provare qualcosa, ci ha chiesto di poter indossare un abito africano, della sua terra. E come dargli torto?''.

C’è anche Maria Rita De Alexandris, la consigliera comunale che nel frattempo prova una giacca, poi un abito nero, sempre sotto lo sguardo attento dell’inseparabile amico a quattro zampe Spencer. La consigliera ha già deciso il suo outfit e non a caso. Indosserà un corpetto e una gonna di crine (''Era di un abito da sposa, questi altri i pezzi di stoffa, invece, li ho presi da mia madre e li ho aggiunti'', ci tiene a sottolineare la Navarra). Spiega la De Alexandris: ''Simonetta mi ha detto di scegliere quello che non avresti mai coraggio di indossare e io non ho avuto dubbi. Ho sofferto di anoressia, che è una malattia che segna profondamente, e mai, prima d’ora, mi sarei mai sognata di mostrare il mio corpo. Ma sono felice di partecipare a questa sfilata perché io non rappresenterò solo il Comune, ma quello che ho dentro e non mai tirato fuori''. C’è, per fare un altro esempio, la figlia di un’amica della Navarra che aveva accompagnato la mamma a scegliere un abito: ''È venuta per caso, si è avvicinata a uno stand, ha preso un abito e mi ha chiesto se poteva provarlo a casa. La sera mi ha inviato una foto sul cellulare e mi ha scritto: 'Secondo te ci stanno bene queste scarpe per la sfilata?'''.

Temi forti quelli di questa sfilata, handicap, amicizia, guerra, famiglia e razzismo ma raccontati coi vestiti. Giocando. E proprio così è nato tutto, quindi nessun pietismo o melodramma, anzi. La Navarra ha trascorso un periodo a Londra. Era andata per cercare lavoro e invece ha trovato se stessa. Abitava al civico 8 di Bicester road e proprio lì, in quella casa, ha conosciuto tante persone, tutte diverse e tutte con una storia. Tra mille difficoltà e pensieri in terra straniera, si è dedicata anche al suo hobby preferito: girare per mercatini. Ha comprato abiti e accessori, scelto per colori e odori quelli che, secondo lei, più avrebbero donato ai suoi amici o semplicemente quelli che il suo istinto le diceva di prendere.

Passano i giorni e aumentano gli acquisti, tutti pezzi pagati pochi pound ma allo stesso tempo unici che, ha pensato, una volta tornata a Viterbo, avrebbe rivenduto. Ma prima ha iniziato ad abbinarli, a farli indossare ai suoi compagni d’avventura che nel frattempo erano diventati la sua famiglia (''Perché una famiglia si crea'') e a scattare foto. A giocare, insomma. ''Non ero circondata da abiti ma da emozioni - sottolinea - Non ero circondata da colori ma da persone che mi hanno consigliato, hanno giocato, hanno indossato, hanno sognato e tutti insieme abbiamo condiviso pomeriggi di scatti fotografici divertendoci a inventare, truccare e ridere mostrando le nostre paure ed emozioni''.

Ecco come è nata l’idea di questo evento che, sì, ha l’ambizione di diventare itinerante anche se deve ancora deve andare in scena la prima e chi l’ha organizzato non sa ancora come reagiranno in platea.  ''Critiche? Sono pronta. Anzi, non mi interessa. Chi ha sposato questa idea ci mette tutto se stesso, il cuore. E per me, per noi, l’unica cosa che conta è che arrivino le emozioni, quelle vere'', conclude.




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