

Riceviamo e pubblichiamo
VITERBO - Il giorno 23 ottobre è stata una data significativa per molte persone di Viterbo; infatti, dopo tante peregrinazioni al Cup, volte alla prenotazione di visite, esami diagnostici e altro, finalmente è arrivato ''il giorno magico'', che avrebbe dovuto/potuto un poco rasserenarci sui nostri malanni, visto che avremmo ottenuto l’agognato appuntamento per la riapertura degli stessi, dopo un tempo variabile da sette mesi a pochi giorni (e taccio su questa piaga, perché già altri se ne sono occupati).
Appartenendo alla larga schiera di cui sopra, alle ore 8 circa, del 23 ottobre mi reco presso gli sportelli del Cup di Via Fermi: sala già gremita, chiacchierio assordante, via vai di gente; decido di tornare verso mezzogiorno, visto che non avrei potuto mantenere, altrimenti, impegni già presi in precedenza.
Intorno alle 11.30 ritorno sul luogo della speranza, ritrovando sempre circa 90 persone prima di me (non costituisce un problema, ero rassegnata a passare due ore della mia vita lì, in compagnia di un libro), con il solito chiacchierio frastornante ma con un elemento in più: aria decisamente irrespirabile, a dirla con un eufemismo, da nausea e svenimento nella realtà.
Affrettatami a ritirare il mio numero elimina code, ho chiesto ad un operatore la possibilità di creare un ricambio d’aria, aprendo qualche porta o finestra. Sono stata invitata a rivolgermi al personale della sicurezza, di servizio nel salone, in numero di due persone, uno per estremo della sala.
''La mia caccia al tesoro'' mi ha portato fin nell’atrio della palazzina, facendomi finalmente imbattere in una divisa da vigilante, che si guardava intorno, chiacchierando piacevolmente con eventuali conoscenti frequentatori occasionali e non del sito.
La vigilante in questione, quindi, va a cercare il collega per riportare il mio problema e ritorna a riferirmi che, per motivi di sicurezza, non possono effettuare aperture nel salone ma con la promessa che avrebbero, comunque, aperto per 5 minuti, in via del tutto eccezionale (cosa che non è stata fatta e che, in ogni caso, sarebbe stata insufficiente a risanare l’aria).
Avendo tempi lunghi di attesa, preferisco uscire all’aria aperta e comincio a telefonare a tutti i numeri, indicati in elenco, degli uffici addetti al Servizio igiene pubblica e Servizio prevenzione igiene e sicurezza nei luoghi di lavoro nonché all’URP della ASL, al fine di segnalare la situazione, per poter apporre adeguati rimedi. Concludo che non è la mia giornata fortunata o che i telefoni, pur squillando nel mio dispositivo, in realtà sono silenti negli uffici o che gli operatori del servizio sono stati scelti tutti tra persone ipoacusiche, visto che nessuno a nessun numero risponde.
Sconfortata ed esasperata continuo a vagare tra atrio, esterno ed interno fino all’arrivo del mio turno, scrutando su ogni volto che esce i segni di una malattia appena trasmessa o ricevuta gratuitamente, dopo la permanenza media di due ore in ambiente malsano
Ogni commento è superfluo ma non posso fare a meno di chiedermi:oltre alla mala-sanità, che costringe a potere effettuare una visita dopo un anno o più dalla prescrizione, è possibile che si debba subire anche la ''beffa'' e rassegnarsi ad eventuali malesseri o contagi, quando andiamo per curarci e stare meglio?
Ancora, gli addetti al servizio di prevenzione nei luoghi pubblici e negli ambienti di lavoro, non sanno di dover controllare, in primis, il proprio ambiente di lavoro? E gli stessi non sono a conoscenza del fenomeno, non hanno mai fatto fila al Cup?
Quanto è alto il tasso di assenze del personale Cup, per motivi di salute, fosse anche una banale influenza? Con tutto il rispetto per la decisione dei vigilanti, essendo loro responsabili per eventuali inadempienze, forse che l’apertura delle finestre alte delle vetrate, avrebbe causato l’ingresso di malintenzionati, rapinatori, pazzi omicidi, più di quanto avrebbe potuto la loro assenza contemporanea dalla postazione di servizio?
Auspico per gli operatori in sala Cup e per il benessere di ogni cittadino che i preposti al miglioramento della situazione descritta possano adottare, grazie alla loro professionalità, competenza e ruolo, i dovuti provvedimenti in tempi brevi.
Lettera Firmata