

BOLSENA - Destano interesse anche fuori dai confini regionali le ultime scoperte nell’abitato protostorico sommerso del Gran Carro di Bolsena.

Nell’ambito del ciclo di conferenze ''Salento e non solo'' organizzate presso il Museo Storico Archeologico dell’Università del Salento, il prossimo 19 maggio La Soprintendenza parteciperà con un intervento dal titolo ''Il fuoco, l’acqua e le pietre: un santuario della prima Età del ferro nel lago di Bolsena''. Verranno in particolare le importanti novità emerse a seguito delle indagini sull’''Aiola'', che sulla base di quanto finora acquisito, sembrerebbe da interpretarsi come un’area dedicata al culto formatosi nel tempo, probabilmente da un nucleo centrale più antico a costituire un enorme tumulo di forma ellittica in pietrame. ''I rituali – spiegano dalla Soprintendenza - dovevano prevedere infatti la deposizione di pietre a copertura dei resti delle pratiche eseguite quali l’accensione di fuochi, l’utilizzo di vasi di dimensioni reali o miniaturistici, il consumo di cibo, la combustione di cereali, l’offerta di una grande quantità di oggetti metallici, tra cui una figurina antropomorfa in bronzo, che richiama fortemente al mondo nuragico''.
Una occasione per portare al di fuori dei confini dell’Etruria un contesto chiave per la comprensione delle comunità della prima età del Ferro grazie allo stato eccezionale di conservazione.
Seguirà il dibattito con la partecipazione dei professori dell’Università del Salento Rita Auriemma, Claudio Giardino e Teodoro Scarano.
Introdurrà il direttore scientifico del Musa, prof. Jacopo De Grossi Mazzorin.