

Tutto pronto per l’atteso Convegno del 10 giugno 2012 che si terrà presso la Sala Regia del Palazzo dei Priori di Viterbo, con inizio alle ore 10,30. Ad Sonum campanae tubarumque clangorem (Al suono della campana e allo squillo delle trombe) è il titolo scelto dagli organizzatori.
La proficua collaborazione tra il Centro Studi Santa Rosa da Viterbo Onlus, il Centro Diocesano di Documentazione, il monastero di Santa Rosa da una parte e dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Viterbo dall’altra, ha permesso la realizzazione di una giornata di studi per festeggiare il quinto centenario delle due delibere con le quali il Comune viterbese dette veste ufficiale al culto di Rosa.
“Considerando che tra tutte le altre feste dei santi di Dio e di tutta la curia celeste che sono celebrate nella città di Viterbo, il popolo viterbese deve in primo luogo onorare e solennizzare più di tutte quella santa della quale nella medesima città si ha una qualche memoria e poiché della beata Rosa si sa essere nostra concittadina ...” con queste parole comincia la mozione presentata dal consigliere ser Spinello de Altisbellis nella primavera del 1512 al Consiglio dei Quaranta con la quale sollecitava i consiglieri affinché deliberassero di fare ogni anno una luminaria in onore della Vergine viterbese, certo che per intercessione dei meriti della Santa si sarebbero ricevuti mirabili benefici per la città e per i suoi abitanti.
E’ proprio partendo da questa mozione che il Centro Studi Santa Rosa da Viterbo, con il convegno del prossimo 10 giugno in Sala Regia, inizierà una serie di incontri di studi tendenti ad aprire un nuovo importante percorso per la Città e per i fedeli.
Questa giornata di studi, che vedrà la partecipazione di studiosi di chiara fama internazionale, che si alterneranno al tavolo dei relatori e alla presidenza delle sessioni, ha lo scopo non solo di riportare l’attenzione su questi due importanti documenti − finalmente messi a disposizione degli studiosi grazie alla loro edizione e traduzione integrale − ma anche quello di promuovere il ripristino della luminaria devozionale la sera del 4 settembre di ogni anno − se l’ordinario diocesano e il clero viterbese lo riteranno opportuno − a conclusione dei festeggiamenti dei giorni precedenti, come momento di profondo raccoglimento e meditazione sulla figura e sul carisma di Rosa.
La giornata è articolata in due sessioni: una mattutina presieduta da Alfio Cortonesi, già preside della facoltà di Beni Culturali dell’ Università della Tuscia e una pomeridiana presieduta da Luciano Osbat, direttore scientifico del Centro Diocesano di Documentazione, cui spetterà l’onere ed onore di fare le conclusioni.
I lavori saranno aperti da Attilio Bartoli Langeli, presidente della Deputazione di Storia Patria per l’Umbria, nonché vicepresidente del Centro Studi Santa Rosa da Viterbo, con la lettura approfondita delle due delibere comunali del 1512.
Seguiranno le relazioni di Mauro Ronzani dell’Università di Pisa e di Ottavia Niccoli dell’Università di Trento che ci parleranno di cosa fossero, quali significati avessero e di come si svolgessero le processioni civiche in età medievale e moderna.
Con Letizia Pellegrini, dell’Università di Macerata si toccherà il tema del rapporto tra canonizzazioni e città nel xv e xvi secolo, con approfondimenti sulla figura di Lucia da Narni, terziaria domenicana, che ricevette nel 1496 le stigmate a Viterbo e fu rapita dal Duca Ercole d’Este, con grande sollevazione del popolo viterbese.
Nel pomeriggio i lavori proseguiranno con la relazione di Filippo Sedda, che tratterà il tema delle indulgenze concesse a coloro che partecipavano alla processione in onore di santa Rosa; don Mario Brizi analizzerà la rubrica dello Statuto del 1344 sulle processioni in calendario per le feste stabilite dal Comune di Viterbo; infine, ma non ultimo, l’antropologo Antonio Riccio, della Pontificia Università di San Tommaso d’Aquino, tenterà di delineare come è avvenuto il passaggio dalle processioni e luminarie alla Macchina di santa Rosa.
Un programma, dunque, ricco di interventi che ci auguriamo capaci di solleticare la curiosità anche del grande pubblico e non solo degli addetti ai lavori.
Inutile far notare ai cittadini che un evento di tale portata non si può assolutamente perdere, se si ha a cuore la storia di santa Rosa e la corretta conoscenza delle attenzioni che la Città tutta offriva alla piccola viterbese nei secoli passati.