

VITERBO - Otto anni di reclusione: questa la pena inflitta dalla Corte d'Assise d'Appello di Roma a Settimio Melaragni, l'immobiliarista 58enne di Capodimonte accusato dell'omicidio della fidanzata Daniela Nicoleta Hatmanu, romene, avvenuto nel gennaio 2008 nell'abitazione dell'uomo. In primo grado, il Gup Franca Marinelli, al termine del processo con il rito abbreviato, gli aveva inflitto 10 anni e 7 mesi di carcere. Lo sconto di pena ottenuto in appello è stato determinato dalla concessione delle attenuanti generiche che erano state negate a Melaragni a Viterbo.
La notte del 31 gennaio 2008, Melaragni mentre era dormiva, fu svegliato di soprassalto da dei rumori che giungevano dal corridoio, temendo che fossero entrati in casa dei ladri, Impugnò la pistola che teneva nel comodino ed esplose tre colpi. Udì un tonfo sul pavimento, si alzò, accese la luce e si accorse che aveva colpito mortalmente la sua fidanzata romena, che si era alzata dal letto, probabilmente per recarsi al bagno.
Fu lo stesso Melaragni a dare l'allarme al 118 e ai carabinieri di Capodimonte. I militari trovarono il corpo della donna nudo, disteso sul pavimento in una pozza di sangue, davanti la porta della camera da letto. Due colpi di pistola l'avevano raggiunta a una coscia e uno alla clavicola.
L'uomo spiegò di aver sparato perché era ancora terrorizzato da un furto con modalità particolarmente cruento che aveva subito l'anno precedente. Fu dapprima condotto nel carcere di Mammagialla e, dopo qualche giorno, ottenne gli arresti domiciliari.
I suoi legali decideranno se ricorrere in Cassazione dopo aver letto le motivazioni della sentenza d'appello.