

VITERBO - Con quarantamila candele Vallerano si illumina e si prepara alla conclusione del festival Piccole serenate notturne, con la Notte delle candele, in programma questa sera (sabato 25 agosto), nel cuore del piccolo borgo della Tuscia. L’iniziativa è nata per caso, qualche anno fa, con dei lumini posizionati fuori dalle case e lungo le vie del paese dagli stessi abitanti.
Lungo il percorso sono state create delle postazioni per gli artisti che si esibiranno dal tramonto fino a notte inoltrata. E così, mentre le luci esaltano i contorni delle case e delle chiese, incorniciando porte e finestre, il viaggio fatto di suoni, proiezioni sui muri degli edifici e parole recitate prosegue.
Emiliano Di Vozzo e Maurizio Gregori, le due anime artistiche della Notte delle candele, hanno pescato bene, come accade ormai ogni anno, tra le più interessanti realtà artistiche del territorio. E non solo.
Quest’anno è stata creata una associazione ad hoc, composta da un numero considerevole di giovani, che supporterà l’evento con l’obiettivo di perfezionare tutti gli aspetti organizzativi che possano rendere la partecipazione alla manifestazione più confortevole possibile. Un gradito ritorno è quello dei musicisti dell’Emu Fest, festival internazionale di musica elettroacustica a cura del Conservatorio di Santa Cecilia, i quali hanno deciso di ritornare a Vallerano per sondare alcune proposte musicali in programma dal 7 al 17 ottobre prossimi.
Gli “elettroacustici” saranno nella postazione undici, intorno alla chiesa di Sant’Andrea. Ma il bello della notte da vivere in controluce, in un’atmosfera quasi fuori dal tempo, è la contaminazione tra i generi musicali presenti. Non poteva mancare allora la pizzica salentina, quasi un omaggio alla contemporaneità degli eventi. I Jazza Banna faranno ballare il pubblico con tamburi, chitarre, mandolini e organetto. In piazza di San Vittore, l’Orchestra Minima Mysticanza, mescolerà le note paziando tra suoni nordafricani e il jazz puro.
L’importante dunque è ricercare le proprie radici, magari giullaresche. Come quelle degli attori di Tetraedro, perfettamente a loro agio tra vicoli e atmosfere medievali. Impossibile cercarli in un posto fisso: sono itineranti e pronti a coinvolgere gli spettatori nel gioco del teatro.