ANNO 16 n° 273
Foto precedente
Foto successiva
Tutti in piedi per l’Amleto di Sergio Urbani
Lo spettacolo è andato in scena al Rivellino, sabato 26 e domenica 27 novembre

TUSCANIA - Chi afferma che il teatro è morto, o per lo meno agonizzante, non ha avuto la fortuna di assistere sabato scorso alla prima dell’Amleto di Sergio Urbani al Teatro Rivellino di Tuscania, portato in scena dalla Compagnia Teatrale Theatr.Es. Il noto regista viterbese stupisce, meraviglia e sorprende ancora una volta e in questa straordinaria occasione decide di farlo con una delle opere più importanti e più difficili di tutto il repertorio shakespeariano.

Fin dall’apertura del sipario, la musica, la scenografia, i costumi e i contrasti cromatici del bianco e del nero, catapultano i protagonisti del capolavoro del Bardo dell’Avon, in un presente senza tempo. I personaggi, protagonisti del dramma, sono disposti in una simmetria che non è solo spaziale, ma ne definisce anche il ruolo ed i risvolti psicologici, proprio come pedine di una grande scacchiera.

Amleto è sul proscenio, spalle al pubblico, quasi esso stesso spettatore di quel dramma che lo vedrà protagonista e sopraffino giocatore di una partita cruenta e spietata. Fedelissimo al testo shakespeariano, Sergio Urbani rompe da subito gli schemi della trazione classica, sia per soluzioni registiche e fotografiche che per l’uso dello spazio scenico. Il linguaggio assume caratteri quasi moderni, veloce, fluido, ed un’accurata scelta della musica ne amplifica e sottolinea l’azione quanto l’inazione. Lo spazio scenico supera i confini del palco fino a trasportare il pubblico spettatore ad un contesto reale, vivo, in cui il dramma prende forma e si realizza. Strepitosa e trascinante l’interpretazione di Antonio Olivieri, nella parte di Amleto, che con la sua forza interpretativa conduce idealmente ed emotivamente tutti nel Castello di Helsingor, in Danimarca.

Applausi a scena aperta per lui e tutti gli altri interpreti di questo capolavoro magistralmente diretto dal visionario regista viterbese. Superlative le interpretazioni degli attori tra cui spicca la giovane e talentuosa Alice Fiorentini, che presta tutta la sua anima ed il suo corpo alla sventurata Ofelia, amante di Amleto. La scena del suicidio di Ofelia, ormai in preda ad una straziante pazzia, è da brividi. Il pubblico attonito e con il fiato sospeso esplode in un liberante e totale applauso finale che scivola con forza come il cadavere di Ofelia da una parte all’altra del palcoscenico come trasportata dolcemente e delicatamente dall’acqua del Fiume.

Da sottolineare le interpretazioni di Mattia Lorenzini, nei panni di Polonio, personaggio solo in apparenza minore ma al contrario di grande importanza drammaturgica, di Mattia Fiorentini, Re Claudio, che bene rende tutto il suo dramma, combattuto tra la smisurata sete di potere ed il senso di colpa che lo macera, e di Ilaria Caloisi nelle vesti di Gertrude, Regina, donna e madre di Amleto e del suo dramma. Uno dei punti più alti e significanti dell’intera regia del Maestro Urbani, è il famosissimo monologo “Essere o non essere” di Amleto. Qui la musica cessa, per dare spazio alla parola, che grazie all’interpretazione di Olivieri, sembra divenire viva. Non più solo parole, ma sostanza, di un dilemma drammatico che tutti gli uomini hanno vissuto da sempre. Ma non meno ci siamo sentiti affascinati, catturati, dagli altri protagonisti. Orazio, Laerte, la Consigliera, gli Attori a Corte, tutti magnificamente interpretati, ognuno grande nella sua parte.

Quando il sipario si chiude, il pubblico applaude fragorosamente e si alza in piedi per continuare ad applaudire ancora più forte, tale e tanta è stata la bellezza dello spettacolo che sembra che nessuno ne voglia decretare la fine. Una standing ovation di ben 10 minuti. Per chi come noi della redazione, si è trovato, in quel momento, a passare tra la platea, la galleria, il Foyer o l’uscita del Teatro Rivellino di Tuscania, ha visto occhi pieni di commossa bellezza ed ha sentito pronunciare parole come “Stupendo“, “Magnifico”, “Bellissimo”. Si, proprio una bellissima e nuova pagina di Teatro “

Sergio Urbani ed il suo Amleto hanno dimostrato così che il Teatro ha ancora molto da dire , che sicuramente rimane la forma d’arte più completa per analizzare questo nostro tempo , così complesso e contraddittorio. La drammaturgia del passato, delle grandi opere, può essere la base, la memoria su cui costruire il nostro futuro e ridare così voce ed ali alla speranza.




Facebook Twitter Rss