ANNO 16 n° 273
Truffa sul pellet: sfilano i testimoni
In sei finiscono alla sbarra. Ieri in aula il racconto delle parti offese

di Andrea Stefano Marini Balestra

VETRALLA - Entra nel vivo il processo relativo a una truffa sul pellet. Gli imputati, 5 uomini e una donna, sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa. 

Per il raggiro perpetrato tramite internet è risultato competente per territorio il Tribunale di Viterbo. Sulla base di una decina di denunce, il sostituto procuratore Siddi coordinò le indatini che consentito di scoprire con l’ausilio della polizia giudiziaria che proprio a Vetralla, presso una ditta registrata come partita IVA di rosticceria, operava una società fantasma. In realtà si trattava di una banda che metteva in vendita il pellet a prezzi convenienti. Una volta ottenuto il pagamento tramite bonifico bancario, non lo consegnavano. Agli autori gli inquirenti sono risaliti attraverso un’altra indagine su soldi falsi utilizzati per l’acquisto di carichi di pellet dai produttori.

I siti internet sui quali operavano erano registrati in Canada. In aula, ieri, davanti al tribunale presieduto dalla dr.ssa Elisabetta Massini, sono sfilati i testi dell’accusa, cioè le parti offese dal reato.

Da tutta Italia sono stati chiamati a deporre a Viterbo per confermare di essere stati raggirati commercialmente e cioè, che dopo aver pattuito la consegna della merce, anche averla in anticipo pagata come di regola avviene nelle transazioni di e-commerce, nulla avevano ricevuto. I testimoni, tra cui anche un carabiniere hanno narrato che i sei si spartivano gli incarichi: chi gestiva il sito internet, chi aveva messo a disposizione una partita Iva (quella della tavola calda), chi si occupava della pubblicizzazione della vendita e chi gestiva i mezzi per il movimento della merce.

Ad oggi, secondo quanto risultato dalle indagini, ogni truffato avrebbe speso circa 500 euro.

Il processo proseguirà il prossimo 29 marzo.




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