

ACQUAPENDENTE – Una indagine che parte da Nocera Inferiore, in provincia di Salerno, e che si estende su tutto il territorio italiano: sotto la lente di ingrandimento di una task force nazionale c'è una presunta alterazione di dati che ha portato l'Inps a elargire in quattro anni 703.360.141 euro.
Non una redistribuzione di risorse a pensionati che stentano ad arrivare a fine mese, ma incentivi a dirigenti e funzionari, già lautamente pagati dall'Istituto nazionale di previdenza sociale. Falso e truffa ai danni dell'istituto previdenziale costituiscono l'ipotesi di reato sostenuta dalla Procura. Tra gli indagati spicca anche il nome di Angelo Ghinassi, ex funzionario alla pianificazione e controllo di gestione e direttore centrale vicario, oggi consulente aziendale per importanti imprese nazionali, nonché sindaco di Acquapendente. Va chiarito, comunque, che questa vicenda giudiziaria non ha comunque nulla a che vedere con l'attività amministrativa di Ghinassi.
Insieme a lui risultano iscritti nell'elenco degli indagati alti funzionari dell'Istituto tra cui Massimo Angelo Cioffi, attuale direttore generale, ma anche Antonio Mastrapasqua, ex presidente e direttore dell'Inps, definito ''mister poltrona'' da Report e finito, all'inizio dell'anno, nello scandalo dell'Ospedale israelitico di Roma.
Ci sono poi Guido Abbadessa, presidente del consiglio di indirizzo e vigilanza dell'Istituto fino al 2013, e il suo successore in carica Pietro Iocca; Antonio De Luca, ex direttore della direzione centrale di pianificazione e controllo di gestione a Roma; Sergio Saltalamacchia, direttore centrale delle risorse umane.
Le indagini, partite da tempo, proseguono e si allargano e il procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, porta nella Capitale l'inchiesta partita dalla Procura di Nocera Inferiore. Tra gli indagati, dunque, oltre al sindaco Ghinassi, risultano inoltre dirigenti nazionali e funzionari delle sedi Inps della Campania. Sono 31 gli ispettori della task force nazionale incaricati di fare luce sulla vicenda. Decine di faldoni, intercettazioni telefoniche e ambientali e testimonianze sono al vaglio del procuratore capo romano e dei suoi sostituti.
Quei 703 milioni di euro sarebbero stati erogati a dirigenti di prima e seconda fascia e agli ispettori di vigilanza come incentivi di produttività tra il 2011 e il 2014. Ma secondo gli inquirenti il 29% dei verbali di disconoscimento delle attività produttive di quegli anni sarebbero falsi.
La logica è semplice: più vengono scoperti dall'Inps aziende e lavoratori fantasma, più i funzionari e gli ispettori incassano in premi di produttività. Otto alti dirigenti in servizio a Roma, tra il 2011 e il 2014, sono indagati per falso e truffa aggravata per non aver controllato i ''controllori'' e aver aperto le casse dell’Istituto di previdenza sociale facendo uscire un fiume di denaro pubblico. Con loro ci sono 73 funzionari pubblici e ispettori che hanno beneficiato dei ''premi''. Secondo l'ipotesi accusatoria, i dirigenti nazionali dell'Inps avrebbero agevolato funzionari e dirigenti ''infedeli'' consentendo loro di ingrossare i propri stipendi grazie a falsi verbali di disconoscimento.
Una vicenda che era ben nota nella sede centrale di Roma, tanto che già lo scorso anno gli inquirenti avevano captato una telefonata nella quale due alti ufficiali della Guardia di finanza, incaricati dall'Inps di controllare proprio quei verbali di disconoscimento delle imprese, discorrevano sul fatto che qualcosa in quei conti non tornasse.